Ricerca

Covid, arriva il robot che analizza
fino a 450 test all’ora

di oggisalute | 26 agosto 2020 | pubblicato in Attualità
Coronavirus_Laboratorio_Fg

Sotto il camice braccia metalliche, con prestazioni da stacanovista nel ‘pipettaggio’ di piastre da laboratorio. In questi giorni di super lavoro, visti i numeri di test sierologici per Covid-19 da analizzare, negli ospedali italiani lo accoglierebbero a braccia aperte. Si tratta di un collega speciale che di certo non si stanca a ripetere migliaia di volte lo stesso movimento: un robot collaborativo di nome YuMi che promette – a regime – di automatizzare fino al 77 per cento delle operazioni necessarie per svolgere i test e analizzare fino a 450 campioni l’ora.

La creazione dell’azienda Abb è stata utilizzata in un’applicazione progettata al Politecnico di Milano, in collaborazione con l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e la stessa Abb, per supportare gli ospedali nell’attività dei test sierologici per il coronavirus. Dell’automatizzazione parziale del protocollo per l’esecuzione degli esami si è occupato Andrea Zanchettin, dottore di ricerca con esperienza nella robotica collaborativa e oggi professore associato al Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico.

C’è una questione che si pone in tempi di pandemia: per ogni test effettuato su un singolo paziente, un tecnico di laboratorio deve azionare il pistoncino della micropipetta 8 volte: il pollice umano deve fare circa 2 cm di corsa con una forza di 1,5 chili. Fare migliaia di test significa che l’operatore deve eseguire quel movimento ripetitivo migliaia di volte. E’ un gesto impegnativo, stressante e usurante che può comportare patologie cliniche specifiche come l’infiammazione del tendine che mantiene il dito in posizione sollevata. Zanchettin ha progettato l’applicazione e programmato YuMi. Il robot è in grado di automatizzare il pipettaggio delle piastre a pozzetti usate nei test sierologici.

Il test sierologico è stato messo a punto nei laboratori dell’Ieo di Milano dal gruppo composto da Marina Mapelli e Sebastiano Pasqualato, biochimici, e Federica Facciotti, immunologa, sulla base del protocollo elaborato al Mount Sinai, New York da Florian Krammer. Come funziona il processo? Il robot ha due bracci: sul sinistro è montata la micropipetta, sul destro una ‘mano’ con due dita che serve a movimentare le piastre. Il tecnico riempie con il siero del paziente una piastra a pozzetti, fatta in modo tale che la componente proteica del virus, se presente, si attacchi alla plastica.

Affinché il virus si leghi in maniera stabile alla plastica, è necessario un certo tempo di incubazione. Poi la piastra va lavata dell’eccesso: YuMi si occupa proprio di questo passaggio. Il tecnico posiziona le piastre da lavare sopra un vassoio equipaggiato con un sensore di peso, che avvisa YuMi quando deve attivarsi e ‘pipettare’ il liquido di lavaggio dentro i pozzetti. Il robot preleva la piastra e la sposta in posizione, preleva da un serbatoio la soluzione di lavaggio e riempie la piastra. Poi ri-preleva la soluzione da ciascun pozzetto e la elimina, questa operazione viene ripetuta per 3 volte: in totale impiega circa 3 minuti per compierla tutta. Alla fine, YuMi riprende la piastra e la mette sul vassoio delle piastre lavate.

Il robot prodotto da Abb ha una collaborazione strategica con il Politecnico di Milano denominata Joint Research Center, è una macchina multifunzione che può trovare applicazione sia in ambito industriale che in diversi contesti operativi, come ospedali e laboratori di analisi, assicurando ripetitività, spiegano gli esperti, ed è certificato per lavorare in camera bianca (Iso 5). “Le automazioni collaborative robotizzate hanno un ampio potenziale nel settore medicale”, assicura Oscar Ferrato, Collaborative Robots Product Manager in Abb. “Siamo contenti di aver contribuito allo sviluppo di questo interessante e innovativo progetto”.

(Fonte: Adnkronos)

Lascia un commento

Protezione anti-spam *