Il cervello dei non vedenti
si adatta per affinare l’udito

di oggisalute | 25 aprile 2019 | pubblicato in Attualità
cervello_pensiero_fg_3-3-1588455106

Le persone che nascono cieche o lo diventano precocemente spesso hanno un senso dell’udito più sensibile, specialmente quando si tratta di abilità musicali o di tracciare oggetti in movimento nello spazio, come quando si attraversa una strada trafficata usando solo il suono come ‘bussola’. Per decenni gli scienziati si sono chiesti quali cambiamenti nel cervello siano alla base di queste capacità uditive avanzate.

Ora, due studi pubblicati dall’Università di Washington – uno sul ‘Journal of Neuroscience’, l’altro sui ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’ – grazie alla risonanza magnetica funzionale identificano alcune differenze nel cervello di individui ciechi, che potrebbero essere responsabili della capacità di fare un uso migliore delle informazioni uditive. Mettendo in campo, fra le altre funzioni, anche quella di ‘arruolare’ aree visive per risolvere compiti uditivi.

“C’è questa idea che i non vedenti siano più bravi nei compiti uditivi, perché devono farsi strada nel mondo senza informazioni visive. Volevamo esplorare come tutto questo avvenga nel cervello”, spiega Ione Fine, professore di psicologia della Uw e autore senior di entrambi i lavori. E invece di indagare semplicemente su quali parti del cervello fossero più attive durante l’ascolto, entrambi gli studi hanno esaminato la sensibilità del cervello a sottili differenze nella frequenza uditiva.

In uno studio si scoperto che nella corteccia uditiva gli individui ciechi mostrano una ‘sintonizzazione’ neurale più precisa rispetto a chi possiede la vista, nel distinguere piccole differenze nella frequenza del suono. In pratica, dicono gli esperti, “la cecità produce plasticità nella corteccia uditiva, un aspetto importante perché si tratta di un’area del cervello che riceve informazioni uditive molto simili in individui ciechi e vedenti”.

Il secondo studio ha esaminato come i cervelli di persone che nascono cieche o lo diventano all’inizio della vita rappresentano oggetti mobili nello spazio. Il team di ricerca ha dimostrato che un’area del cervello chiamata hMT+, che negli individui vedenti è responsabile del rilevamento di oggetti in movimento, nei ciechi lavora in maniera più accurata, addirittura determinando in molti casi l’attivazione anche di aree visive per risolvere compiti uditivi.

(Fonte: Adnkronos)

Lascia un commento

Protezione anti-spam *