I consigli dell'esperto

Bambini “drogati” di smartphone,
ecco quando preoccuparsi

di oggisalute | 4 settembre 2017 | pubblicato in Attualità
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Tavolate silenziose di giovanissimi in pizzeria con gli amici del mare, lo sguardo chino sullo smartphone. “Li abbiamo tutti visti questa estate, ma anche i genitori ormai al ristorante non si comportano diversamente. Un fenomeno che preoccupa molti adulti. Sicuramente bambini e adolescenti nativi digitali hanno un legame molto stretto con questi dispositivi, ma si tratta di un fenomeno evolutivo e non di una patologia. Semplicemente è cambiato il modo di comunicare, di concentrarsi e di memorizzare. E non è sempre il caso di allarmarsi”.

Parola di Federico Tonioni, responsabile dell’Area delle dipendenze da sostanze e delle dipendenze comportamentali del Policlinico Gemelli di Roma ed esperto in Internet-dipendenza, che mette in luce invece i segnali d’allarme: “L’abuso del gaming e soprattutto il ritiro sociale. Ragazzini che smettono di uscire di casa e si chiudono per ore con i giochi sparatutto”.

“Si tratta di un modo per sfogare una enorme rabbia repressa, che deve detonare e si sfoga proprio con i giochi; tanto che poi, se privi questi ragazzi dei videogiochi e del computer, non di rado alzano le mani sui genitori. Una barriera alle emozioni, contro il dialogo e la condivisione”, aggiunge l’esperto che parla di psicopatologia web-mediata e punta il dito contro le nuove forme di assenza genitoriale.

“Se c’è il telefonino a tavola non si parla più. Più passa il tempo – spiega Tonioni all’AdnKronos Salute – più ci rendiamo conto che, al netto delle forme di ritiro sociale e abbandono scolastico, il rapporto dei giovanissimi con il web è strettamente legato a nuove forme di assenza genitoriale: Internet viene usato non per stare con i figli, ma come baby sitter fin da quando questi sono molto piccoli. Quando poi diventano adolescenti, si cerca con loro un rapporto e un dialogo che però non è stato mai costruito e che in quel momento i ragazzi non vogliono. Insomma, da piccoli vengono precocizzati e da grandi infantilizzati, ma cercare di controllarli non è la soluzione”. Anzi, è un errore che, sostiene Tonioni, che si rischia di pagare a caro prezzo.

Al Gemelli il team di Tonioni segue tre gruppi di genitori in crisi con i figli. “In generale – evidenzia – intorno ai 13 anni c’è un passaggio critico dall’infanzia all’adolescenza, e quello che era il nostro ‘bambino perfetto’ diventa nell’arco di pochi mesi uno sconosciuto”. Ci si sente traditi, manipolati e trascurati, criticati, “ma la crisi dei genitori è necessaria, perché se non c’è allora finisce per entrare in crisi l’adolescente”.

L’ambulatorio per la dipendenza da Onternet del Policlinico Gemelli di Roma dal 2009 al 2015 ha registrato 1.200 prime visite. Per affrontare al  meglio un problema così complesso, la struttura è poi diventata un Centro multidisciplinare che mette insieme psichiatria, neuropsichiatria infantile e pediatria. “Dal 2009 abbiamo seguito più di 1.100 nuclei familiari tra ragazzi e genitori – ricorda lo specialista – e spesso il percorso dei secondi ha portato ad un miglioramento dei primi”.

Telefonini e tablet hanno cambiato il modo di comunicare anche dei genitori. “Quanti oggi conoscono a memoria il numero dei propri figli? Le cose sono cambiate in questi anni, e non è detto che sia in peggio – osserva Tonioni – I primi ad apprezzare momenti ‘smart-free’ sono proprio i ragazzini, che così parlano di più con i genitori e si sentono ascoltati, vedono più cose e ne ridono. L’adolescenza è un periodo complesso, ma resto comunque convinto che i ragazzi siano migliori di noi. Andare in crisi serve per crescere, ma il mio consiglio ai genitori è quello di avere fiducia. Con la fiducia c’è una distanza sana tra l’adolescente e il genitore, mentre il controllo mina la fiducia e allontana. Passare insieme del tempo ‘senza dispositivi’ è prezioso, ma non deve essere un’imposizione che arriva all’improvviso e viene subita da una delle due parti”. Insomma, istituire una serata senza smartphone come scelta condivisa può aiutare il dialogo tra genitori e nativi digitali che diventano grandi.

(Fonte: Adnkronos)

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