Lo studio dell'Università di Chicago

Dormire poco fa male: cinque ore
di sonno “pesano” sul cuore

di oggisalute | 8 giugno 2016 | pubblicato in Attualità
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Cattive notizie per chi dorme poco, ma anche per i turnisti costretti a lavorare di notte. Concedersi solo cinque ore di sonno quotidiane ha effetti negativi sulla salute del cuore, specie se si dorme di giorno. In particolare, secondo un piccolo studio condotto nello sleep lab dell’Università di Chicago, dormire solo 5 ore al dì altera i ritmi del battito cardiaco.

Lo studio è stato condotto su 26 adulti sani sottoposti a una settimana di sonno ridotto, con appena 5 ore di riposo al giorno. La metà dormiva nelle ore classiche, mentre l’altra metà lo faceva di giorno, come accade ai turnisti.

I ricercatori hanno misurato con regolarità pressione sanguigna e ritmo cardiaco dei volontari durante il giorno, insieme alla variazione degli intervalli tra un battito e l’altro e ai livelli nelle urine della norepinefrina, uno degli ormoni dello stress. Ebbene, secondo la ricerca pubblicata su ‘Hypertension’ la pressione non è cambiata – forse anche per la breve durata della sperimentazione – ma il ritmo cardiaco si è innalzato in tutti i volontari.

Il gruppo fatto dormire nelle ore diurne ha mostrato alterazioni più accentuate: i livelli di norepinefrina sono risultati più alti, e la variabilità del battito cardiaco era inferiore di notte, quando erano svegli. Ebbene, questo ultimo elemento “è considerato un marker ddell’aumentato rischio cardiovascolare”, spiega Daniela Grimaldi della Northwestern University Feinberg School of Medicine.

I ricercatori sono preoccupati anche da quello che hanno visto nella fase di sonno normalmente ristoratore: in tutti, e ancor più in chi dormiva di giorno, non entravano in scena le alterazioni fisiologiche che consentono di recuperare davvero. Dunque 5 ore non bastano, ma cosa può fare chi è costretto a lavorare di notte? Grimaldi suggerisce ai turnisti di mangiar sano, fare attività fisica e dormire il più possibile per ridurre al minimo tutti gli altri fattori che possono contribuire al rischio cardiovascolare.

(Fonte: Adnkronos)

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