Cure e prevenzione

Giornata mondiale dell’Aids, 10 nuovi contagi al giorno
Il problema nel ritardo delle diagnosi

di oggisalute | 29 novembre 2013 | pubblicato in Cure e terapie,Prevenzione,Ricerca
aids

Domenica 1 dicembre sarà la Giornata mondiale dedicata all’Aids. Nonostante le campagne informative sulla prevenzione, la malattia continua a galoppare. Gli adolescenti colpiti, tra i 10 e i 19 anni, sono due milioni e molti di questi non ricevono le cure adeguate né le semplici indicazioni per tenere sotto controllo il virus.

Se per tutte le altre patologie la morte è scesa dal 2005 al 2012 del 30 per cento, per l’Aids la mortalità dei dei sieropositivi è cresciuta, ed è cresciuta del 50 per cento! Il rischio riguarda in special modo proprio i più giovani: “Gli adolescenti sono sottoposti a pressioni sociali ed emozionali difficili da sopportare durante il passaggio dalla giovane età a quella adulta – spiega Gottfried Hirnschall, direttore del dipartimento Hiv dell’Oms – hanno una minore probabilità degli adulti di fare il test e spesso serve loro un maggiore supporto per poter seguire regolarmente le terapie”. Come si legge sulle nuove linee guida Oms sull’assistenza, alla base dei contagi vi sono diversi fattori, a partire dagli abusi sessuali per arrivare all’uso di droghe iniettabili. A questi si aggiunge un sempre maggior numero di bambini nati da madri sieropositive che raggiungono l’adolescenza.

In Italia i sieropositivi sono 23 mila, con quasi quattro mila nuovi casi ogni anno (nel 2012 sono stati 3.800), una media di dieci contagi al giorno. Nel nostro Paese la via principe di contagio rimane quella sessuale (l’80 per cento dei casi), mentre in diminuzione sono le infezioni per via di consumo di droghe per via endovenosa. La notizia positiva che riguarda l’Italia è però che il tasso di mortalità legata all’Hiv è  il più basso al mondo, scendendo dal 100 per cento del 1984 al 5,7 per cento di oggi! Benché il test sia cosa semplicissima, il vero problema sta proprio nel ritardo nella diagnosi. “Un malato di Aids ha le stesse aspettative di vita di una persona senza il virus se viene curata bene”, spiega Adriano Lazzarin, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’ospedale San Raffaele di Milano. In almeno un quarto dei casi, la malattia viene diagnosticata solo dopo i primi sintomi, quando cioè il virus si è attivato. Non solo, passando molti anni dal momento del contagio, nel frattempo, si può avere a propria volta contagiato tanti altri soggetti.

I più colpiti sono maschi eterosessuali. In oltre il 20 per cento dei casi, le donne scoprono di essere malate durante la gravidanza, quando porta a un aborto volontario: le donne sieropositive sono 35 mila e quasi il 40 per cento di loro si è ammalata per un rapporto sessuale non protetto col partner stabile. Quanto alla fascia adolescenziale, in Italia, si stimano 400 nuovi casi all’anno sotto i 25 anni e di poche decine nella fascia tra i 10 e i 19 anni.

Ma cos’è che attiva il virus? Come sappiamo può anche dormire per anni. Scienziati del Westmead millennium institute di Sydney, in collaborazione con dei colleghi svedesi, è arrivato alla conclusione che l’Hiv si nasconde nel dna cellule del sistema immunitario attendendo le condizioni migliori per attaccare l’organismo, ecco perché le terapie attuali non riescono a sradicare del tutto il virus, anche dopo averlo soppresso per anni. In breve, quando l’organismo è attaccato da un’infezione, si attivano dei tipi di cellule immunitarie chiamate “cellule T” ma, avendo nel proprio dna l’Hiv, moltiplicandosi e riattivandosi, producono e attivano anche il virus. La chemioterapia antivirale, se iniziata entro tre mesi dall’infezione, riduce la riserva di cellule T infette, oggi la ricerca sta progettando di risvegliare artificialmente le cellule infette per poterle ‘spurgare’ dal dna del virus. La partita è aperta, ma nel frattempo restano le armi importanti delle cure tempestive, la diagnosi e, innanzitutto, la prevenzione.

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