Nuove generazioni meno intelligenti? Ecco perché

di oggisalute | 16 ottobre 2017 | pubblicato in Attualità
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Per quasi un secolo il punteggio medio del Qi (quoziente intellettivo) nelle nazioni benestanti è cresciuto al ritmo di circa tre punti ogni 10 anni. Un effetto spiegato dagli esperti con le migliori condizioni socioeconomiche, una dieta più sana e un livello culturale della popolazione più elevato. Ma dal 2004 i ricercatori hanno notato un’inversione di tendenza, con il Qi medio in calo nel corso degli anni. Un arretramento stimabile in 7-10 punti in meno per secolo, spiega su ‘NewScientist’ Michael Woodley della Free University of Bruxelles.

Nuove generazioni destinate ad essere meno intelligenti? Ebbene, a spiegare il fenomeno arriva ora Robin Morris del King’s College di Londra, che con il suo team ha esaminato le caratteristiche di oltre 1750 diversi tipi di test per misurare il Qi utilizzati sin dal 1972. Ebbene, l’ipotesi dei ricercatori è che il calo sia legato all’invecchiamento progressivo della popolazione.

L’intelligenza è composta di memoria a breve termine e memoria di lavoro. Quando gli scienziati hanno valutato i risultati totalizzati in questi due tipi di test nel tempo, hanno rilevato uno schema: il punteggio della memoria a breve termine è salito, in linea con quanto osservato finora, ma a ridursi era quello dei test sulla memoria di lavoro, l’abilità di trattenere informazioni necessarie per analizzare, ragionare e prendere decisioni. Non solo. Negli anni sono aumentati i candidati che si sono sottoposti al test a 60 anni o più. La memoria di lavoro declina con l’età, mentre quella a breve termine in genere si conserva, dunque il team di Morris ritiene che l’aumento degli over 60 sia in parte responsabile del calo nel punteggio al test sulla memoria di lavoro. E quindi del calo del Qi medio.

(Fonte: Adnkronos)

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