Nascita prematura, fenomeno in aumento in Italia

di oggisalute | 24 novembre 2014 | pubblicato in Attualità
piedini neonato

Ad oggi, nel mondo, sono circa 15 milioni/anno i bambini che nascono prematuri, prima della 37a settimana: mezzo milione solo in Europa e 50.000 in Italia (circa il 7% di tutti i nati). La sfida è rappresentata dal contenimento delle complicanze nel lungo periodo, in particolare quelle respiratorie e neurologico-sensoriali, che fanno seguito alla nascita pretermine – dovute all’immaturità degli apparati del neonato e alle eventuali comorbidità della mamma (pre-eclampsia, eclampsia, diabete gravidico, ipertensione arteriosa, epatosi gravidica…) – e alle terapie praticate.

Per questi motivi, è necessario garantire al bambino nato prematuro un approccio specialistico multidisciplinare (neonatologi, infermieri, psicologi etc.) e un adeguato percorso di cura e follow up. Le unità di assistenza neonatale dislocate sul territorio, tuttavia, non risultano distribuite adeguatamente, rispetto ai punti nascita e alla numerosità dei parti, con una situazione molto più svantaggiata nelle Regioni meridionali. Nel nostro Paese, inoltre, si rileva una palese assenza di politiche nazionali finalizzate a ridurre il fenomeno della prematurità. Proprio con l’obiettivo di assicurare al bambino e alla sua mamma una continuità assistenziale dalla nascita fino ai tre anni successivi,O.N.Da, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, ha organizzato in questi giorni due tavoli tecnici, grazie al contributo incondizionato di AbbVie, finalizzati a definire insieme agli stakeholder di riferimento (clinici, Istituzioni politiche e sanitarie) un percorso materno-infantile uniforme su tutto il territorio.

“Nella realtà italiana è quanto mai cruciale continuare a lavorare nell’ottica di una riorganizzazione territoriale e di una razionalizzazione della rete di assistenza dedicata al percorso nascita”, sottolinea Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. “In questa occasione, ribadisco con forza la necessità di chiudere i piccoli punti nascita (quelli con volume di attività inferiore ai 500 parti l’anno) che ancora sopravvivono a macchia di leopardo nel nostro Paese ma con una maggiore concentrazione nel meridione, nell’ottica di garantire sicurezza non solo alla diade mamma – neonato ma anche agli stessi operatori sanitari e di valorizzare i centri di eccellenza. Ribadendo quanto affermato dal Ministro Lorenzin, sulla necessità di un impegno concreto da parte delle Regioni, sottolineo l’importanza di mettere al centro della nuova riorganizzazione i principi fondamentali dell’umanizzazione e della sicurezza, in uno spirito di impegno territoriale e di collaborazione nazionale”.

“La nascita prematura è una delle tematiche, nell’ambito della salute materno-infantile, che ci sta più a cuore: un fenomeno  che in Italia, come nel resto del mondo, mostra un continuo trend di crescita e che ha ripercussioni molto pesanti sulla salute del bambino e della madre, stravolgendo tutta la famiglia”, afferma Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da. “Su questo tema abbiamo iniziato a lavorare con gli ospedali del nostro network Bollini Rosa nel 2012, coinvolgendoli in un concorso Best Practice e organizzando un Open-Day in occasione della Giornata mondiale della prematurità (17 novembre), nel 2013 in Lombardia nel 2014 a livello nazionale. I nostri due tavoli tecnici testimoniano l’impegno di O.N.Da in quest’ambito anche a livello istituzionale, impegno che riteniamo fondamentale alla luce delle ultime dichiarazioni sulla necessità di realizzare un piano di tutela per questi neonati ‘fragili’, da parte del Ministro Lorenzin. Analizzando la situazione in Lombardia e Lazio, emerge l’importanza di contestualizzare i piani emanati a livello nazionale, declinandoli secondo le specifiche esigenze regionali, al fine di garantire una risposta efficace ai bisogni speciali di questi piccoli pazienti”.

“La nascita pretermine è un evento particolare che coinvolge i genitori sotto tanti aspetti diversi”, dichiaraCostantino Romagnoli, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (S.I.N.) e Direttore dell’Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Gemelli di Roma. “Competenza, esperienza e capacità comunicativa sono fondamentali nel supporto ai genitori da parte degli operatori sanitari. La nascita pretermine comporta problemi complessi in funzione della gravità della prematurità, cioè della settimana di gestazione in cui la gravidanza si interrompe. Se il neonato ha un’età gestazionale inferiore alle 32 settimane o ha bisogno di terapia intensiva, i genitori si vedono catapultati in un sistema assistenziale peculiare, quello della terapia intensiva neonatale. Qui inizia il lavoro di supporto ai genitori da parte degli addetti ai lavori, indispensabile per aiutarli a superare tutti i problemi che si creano, facilitando al massimo il contatto tra genitori e figlio. È importante rassicurare madre e padre sullo stato di salute del bimbo: spesso è difficile essere rassicuranti per un bimbo ventilato artificialmente con elettrodi e sensori attaccati in ogni parte del corpo. In questi momenti, occorre essere vicini ai genitori e dare informazioni precise, semplici e sempre corrispondenti al reale. La sicurezza dei genitori dipende dalla sicurezza che abbiamo noi nel fornire notizie certe, anche se non sempre positive. In altri termini, i genitori sono rassicurati, relativamente, dalla competenza e dalla serietà e sincerità con cui vengono informati”.

“La Regione Lombardia conta su una rete di 71 punti nascita e 19 Terapie Intensive Neonatali accreditate”, precisa il professor Fabio Mosca, Presidente Regione Lombardia S.I.N. e Direttore della Struttura complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva della Mangiagalli di Milano. “Il Comitato Regionale per il Percorso Nascita sta lavorando nell’ottica di migliorare un percorso che già funziona ma che ha sicuramente margini di miglioramento per quanto riguarda l’assistenza in sala parto, l’organizzazione ostetrico-ginecologica, il trasporto neonatale, i percorsi di follow up e la formazione degli operatori. Sottolineo, in particolare, la necessità delle TIN di avere personale infermieristico di altissima specializzazione e di ben rispondere, in termini strutturali e di informatizzazione, alle esigenze operative proprie dell’attività di cura intensiva sui neonati. É infine necessario creare una rete di assistenza domiciliare post-dimissione, per garantire la continuità assistenziale e il monitoraggio dello sviluppo motorio, cognitivo e comportamentale di questi bambini”.

“Nel territorio Laziale – afferma Flori Degrassi, Direttore della Salute e Integrazione Socio Sanitaria della Regione Lazio – esiste un network dei centri di Terapia Intensiva Neonatale composto da 10 strutture. Nonostante il miglioramento delle conoscenze dei fattori di rischio associati alla nascita pretermine e al miglioramento dell’assistenza ostetrica durante la gravidanza, la frequenza delle nascite altamente pretermine (sotto le 32 settimane di EG) rimane sostanzialmente stabile e in lieve aumento quella delle nascita fra 32 e 36 settimane. Per questo, nella nostra Regione, siamo particolarmente impegnati nella prevenzione che si concretizza su tre linee strategiche: qualificazione della rete dei consultori familiari, rimodulazione delle rete perinatale ospedaliera e promozione dell’appropriatezza dell’assistenza al parto”.

“La mamma di un bimbo prematuro ha bisogno di sentirsi una madre competente e adeguata al proprio ruolo: al di là di un team di professionisti sanitari altamente specializzati e tecnicamente preparati, necessita di un sostegno speciale”, sottolinea l’Avv. Martina Bruscagnin, Presidente di Vivere Onlus. “Proprio su questo fronte, sono fondamentali le Associazioni di genitori, motivate dal comune desiderio di condividere la propria dolorosa esperienza in seguito al ricovero in Unità di Terapia Intensiva Neonatale. L’esperienza dell’ospedalizzazione prolungata è molto faticosa – fisicamente e psicologicamente – ma ancor più difficile è il rientro a casa. Molte mamme di bambini prematuri escono dall’ospedale quando il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, conteggiato dalla data del parto, si è già esaurito. Sarebbe opportuno intervenire a livello legislativo, al fine garantire una tutela su misura per queste donne: per bimbi extraSmall, è necessario un congedo extraLarge”.

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