Innovativo impianto di bonifica per il Mar Piccolo di Taranto

di oggisalute | 5 dicembre 2019 | pubblicato in Attualità
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Un impianto che utilizza una tecnologia innovativa per la riqualificazione ambientale del Mar Piccolo di Taranto, con l’obiettivo di bonificare i sedimenti marini inquinati e, di conseguenza, le acque sovrastanti. Il progetto si chiama ‘Life4MarPiccolo’, si inserisce nel quadro del programma di finanziamento europeo Life e vede Enea come capofila insieme all’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irsa-Cnr) Sede Secondaria di Taranto.

L’impianto, situato in un’area del primo seno del Mar Piccolo, nei pressi del quartiere Tamburi di Taranto, sfrutta la tecnologia della microfiltrazione a membrana; tecnologia in fase di sperimentazione che si caratterizza per essere selettiva, agile e a basso costo, meno impattante rispetto ad altre tecniche di bonifica. Progettato da Genelab, l’impianto è costituito da un’unità mobile di risospensione e captazione del sedimento che opera su una superficie marina di circa 3.000 mq nei pressi della riva convogliandolo all’interno di un sistema di trattamento tramite microfiltrazione a membrana che occupa un’area di circa 150 mq.

Una volta rimossa in via selettiva la frazione particellare (cioè quella più fine), l’impianto restituisce acqua decontaminata, mentre una parte della frazione particellare dove sono presenti gli inquinanti viene avviata a trattamento di risanamento biologico attraverso microorganismi fungini. Un altro elemento innovativo è dato dal fatto che il progetto permetterà di monitorare il comportamento di questi micro organismi nella loro capacità di biodegradare alcuni inquinanti trasformandoli in composti non dannosi o addirittura utili, contribuendo a far avanzare la conoscenza scientifica per ottimizzare il processo in laboratorio per ulteriori applicazioni.

Il progetto propone un significativo cambio di paradigma: l’eliminazione quanto più possibile on site e definitiva del problema piuttosto che il suo spostamento altrove senza l’effettiva chiusura del ciclo. L’impianto si caratterizza per una elevata flessibilità di utilizzo, essendo realizzabile praticamente ovunque con opportune modifiche, da piccole porzioni di battigia come nel caso di Taranto a superficie più ampie o anche in mare aperto su natanti di grandi dimensioni; quest’ultima soluzione consentirebbe di abbattere notevolmente i tempi di lavoro potendo gestire tutte le operazioni di captazione e trattamento in modo integrato.

La struttura è anche energeticamente autosufficiente grazie a un impianto fotovoltaico costruito nei pressi in modo da alimentarla con il minor dispendio di energia possibile. Il progetto fungerà da laboratorio per l’attuazione di nuove strategie di risanamento su più ampia scala. A partire dal prossimo anno, sulla base delle evidenze di progetto, si lavorerà alla messa a punto di un protocollo d’intervento per il risanamento ambientale di siti marini costieri sia italiani che europei.

In Italia il problema dei sedimenti contaminati ha assunto una rilevanza crescente negli ultimi anni, soprattutto a seguito dell’identificazione dei siti di interesse nazionale da sottoporre ad interventi di risanamento. La perimetrazione di tali siti ha permesso di stimare quantitativi ingenti di sedimenti che necessitano di interventi, ed ecco alcuni numeri: 3.595 ettari nel sito di Porto Marghera, 820 nella zona industriale e marina antistante il sito di Napoli Centrale e altrettanti nella zona industriale e marina antistante i siti di Gela e Priolo.

Proseguendo in questa mappa, circa 8,6 kmq di aree marine hanno il medesimo problema nel sito di Manfredonia, circa 11.500 ettari riguardano il sito di Brindisi, circa 4.000 ha nel sito di Taranto. Passando ad altre regioni, circa 850 ettari interessano il sito di Piombino, circa 3.500 riguardano i siti di Massa e Carrara, a cui si aggiungono oltre 75 km di fascia costiera Caserta-Napoli, un’area marina di circa 1600 ettari nel sito di Pitelli e un tratto del fiume Bormida nel sito di Cengio/Saliceto.

Altre aree riguardano 4.600 ettari di tipo fluviale e lagunare, tra cui il torrente Marmazza, il fiume Toce, il lago Mergozzo, parte del lago Maggiore e il conoide del torrente Anza nel sito di Pieve Vergonte.

In Europa, diverse aree portuali, lagune e fiumi presentano analoghe problematiche ambientali, ad esempio Ria Formosa in Portogallo, Mar Menor in Spagna, Étang de Thau in Francia, Golfo di Gera in Grecia. Si stima che circa il 5% delle aree costiere nei paesi industrializzati europei presentino sedimenti pericolosi sia per la salute umana che per l’ambiente.

(Fonte: Adnkronos)

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