Febbre del Nilo, in Italia il più alto numero di contagi

di oggisalute | 2 dicembre 2015 | pubblicato in Attualità
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Alta la soglia di attenzione per i diversi casi di contagio da febbre del West Nile, o virus del Nilo occidentale, in Italia. I contagi fanno segnare un nuovo record per il nostro Paese, posizionandolo al vertice come numero di casi da contagio nell’Ue. Sino al 20 ottobre e dal 5 giugno 2015, sono 108 i casi di virus nell’uomo segnalati nell’Ue di cui 60 in Italia.

Più colpite le province con alta popolazione, in particolare Milano, una provincia senza una storia con precedente trasmissione locale. Il virus del West Nile non si contagia tramite il contatto con le persone  infette, ma è  trasmesso da zanzare e zecche le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. La zanzara semplice (Culex) a sua volta viene infettata da volatili come cornacchie, corvi, gazze e piccioni.

Il virus quindi, si sviluppa quando una zanzara o una zecca morde un uccello infetto e poi “pizzica” una persona o un animale, i quali sono “ospiti finali”, cioè non in grado di ritrasmettere il virus al vettore.  Le zanzare portano la quantità massima di virus ad inizio autunno, mentre il rischio di contrarre la malattia diminuisce quando arriva il freddo intenso e le zanzare muoiono.

Il virus era stato già isolato nel 1937 nel distretto di West Nile in Uganda, dove è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta. Negli anni ’50 è stato riscontrato in uccelli, zanzare e moscerini in Egitto diffondendosi, infine, anche in altri Paesi e diventando noto solo nel 2002, per aver scatenato un’epidemia negli Stati Uniti.

La maggior parte delle persone infette non mostra alcun disturbo o, al massimo, sintomi leggeri quali febbre, arrossamento degli occhi, mal di testa, dolori muscolari, nausea e vomito. Nei bambini è più frequente una febbre leggera. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave determinando, in extremis, casi di meningite. A causa dell’indisponibilità di un vaccino contro l’infezione umana, la prevenzione clinica svolge un ruolo fondamentale nel ridurre la possibilità di esiti gravi della malattia. la popolazione, soprattutto nelle zone colpite, dovrebbe essere informata circa le caratteristiche tipiche della malattia ed agire attraverso strategie di controllo già a partire dall’ambiente domestico.

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