Lo studio

Trapianto del microbiota doppio “scudo” contro super-bug

di oggisalute | 6 novembre 2019 | pubblicato in Attualità
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Nuove virtù dei batteri buoni che abitano nel nostro intestino. Uno studio italiano, condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dimostra l’efficacia del trapianto di microbiota intestinale da donatori sani contro un’infezione molto insidiosa, quella da Clostridium difficile, un super-bug che può rivelarsi letale. “Abbiamo visto che il trapianto di microbiota funziona come un ‘doppio scudo’ – spiega all’Adnkronos Salute Antonio Gasbarrini, direttore dell’Area Medicina interna, gastroenterologia e oncologia medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, responsabile del team – aumenta infatti la sopravvivenza di oltre un terzo rispetto alla terapia antibiotica, dimezza i giorni di degenza necessari al paziente, ma riduce anche il rischio di gravi complicanze come la sepsi nei mesi successivi”.

Lo studio è pubblicato sugli ‘Annals of Internal Medicine’. L’infezione da C. difficile è diventata epidemica negli ultimi anni, ricordano i ricercatori complice l’abuso di antibiotici, specialmente in pazienti anziani e fragili. I sintomi possono variare da una semplice diarrea a un quadro clinico severo, che può essere mortale. Tuttavia, il C. difficile è un batterio che risiede in forma latente nell’intestino di una quota consistente (circa il 30%) delle persone (portatori sani), e l’infezione si manifesta solo quando il microbiota intestinale sano del soggetto viene debilitato, come appunto in caso di massicce e ripetute terapie antibiotiche.

“Sappiamo che l’infezione da C. difficile ha un enorme peso sui sistemi sanitari – afferma Gasbarrini, che è anche ordinario di Gastroenterologia all’Università Cattolica – e che nel quadro di infezione severa può avere complicanze mortali (come la setticemia, il megacolon tossico, oppure un’insufficienza multi-organo)”.

“Ebbene, il trapianto di microbiota ha già cambiato la storia naturale di questa patologia, ma ora abbiamo fatto un passo in più: abbiamo visto che il trapianto non solo è più efficace degli antibiotici contro l’infezione da C. difficile, ma ristabilisce uno scudo protettivo che difende i pazienti nei mesi successivi contro altre infezioni”. “I nostri precedenti studi avevano già dimostrato che il trapianto di microbiota intestinale è significativamente più efficace degli antibiotici nel curare non solo le forme ricorrenti, ma anche i quadri clinici severi di infezione da C. difficile”, commenta Giovanni Cammarota, responsabile del Day Hospital di Gastroenterologia e trapianto di microbiota presso il Policlinico Gemelli. “Ma si sapeva ancora poco circa la sua utilità nel prevenire le complicanze legate all’infezione. Con questo studio abbiamo aggiunto un tassello importante a favore di questa procedura”.

Lo studio prospettico osservazionale ha coinvolto 290 pazienti ricoverati per infezione da C. difficile, “tutti anziani e fragili”, spiega Gasbarrini. In tutto 181 pazienti sono stati trattati con antibiotici e 109 con il trapianto di microbiota presso il Policlinico Gemelli. I pazienti trattati con trapianto hanno avuto un rischio di sepsi circa 4 volte inferiore rispetto a quelli curati con antibiotici (5% vs 22% dei pazienti in questo studio); inoltre la degenza media del primo gruppo è stata meno della metà (30 giorni vs 13 giorni) rispetto a quella dei malati sotto antibiotici. Ma soprattutto i pazienti trattati con trapianto di microbiota hanno avuto un tasso di sopravvivenza complessiva di circa un terzo maggiore rispetto ai pazienti trattati con antibiotici (92% vs 61%).

Questo risultati, sostiene Gianluca Ianiro, gastroenterologo presso l’Area Medicina interna, gastroenterologia e oncologia medica del Gemelli e primo autore dello studio, “hanno due importanti implicazioni. Anzitutto per la prima volta abbiamo dimostrato che il trapianto fecale migliora la sopravvivenza complessiva di questi pazienti, che mediamente sono di base molto fragili e defedati, ed è il motivo per cui sviluppano tale infezione. Questo vuol dire che la rigenerazione del microbiota sano riesce a riequilibrare il microambiente intestinale e a ripristinare le funzioni vitali del microbiota, in primis quella di regolazione del metabolismo e delle funzioni immunitarie”.

“La seconda conseguenza – afferma Ianiro – è che, con una tale riduzione della lunghezza media delle ospedalizzazioni, diventa antieconomico (anche se degli studi adeguati di costo-efficacia vanno ancora condotti) non avere questa metodica disponibile in ogni ospedale”. Insomma “in futuro si potrebbe pensare a un trapianto di microbiota a scopo profilattico – conclude Gabarrini – per proteggere gli anziani fragili dal rischio di infezioni. Attraverso il trapianto noi, infatti, ‘imbottiamo’ il paziente di microrganismi che producono molecole killer per i patogeni”.

(Fonte: Adnkronos)

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