La proposta del Censis: educazione sessuale nelle scuole

di oggisalute | 25 settembre 2017 | pubblicato in Attualità
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“Stiamo facendo tutta una serie di azioni per rendere le persone consapevoli rispetto alla propria salute riproduttiva”. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, inaugura con queste parole la seconda Giornata nazionale di informazione e formazione sulla salute riproduttiva. Per l’occasione, è stato organizzato un workshop sul tema ‘Scienza e medicina per la salute riproduttiva’, riferito all’uomo e alla donna nelle diverse fasce di età, quale momento di confronto tra gli esperti in materia e i rappresentanti delle Direzioni generali del ministero che si occupano delle azioni ministeriali in corso.

A distanza di un anno dal discusso ‘Fertility day’, Lorenzin ha tracciato un bilancio sugli ultimi provvedimenti. “Abbiamo realizzato nuovi Livelli essenziali d’assistenza, includendo la gratuità per la procreazione medicalmente assistita omologa ed eterologa, e abbiamo avviato una serie di campagne di screening per la salute della donna e dell’uomo. Vogliamo lavorare moltissimo sulla prevenzione – sottolinea il ministro – motivo per il quale abbiamo insistito tanto su una corretta informazione e sugli stili di vita, quindi tutto ciò che può compromettere la salute del maschio e della donna, come l’alcol, il fumo o un comportamento alimentare non corretto. Dall’altro lato abbiamo puntato molto sulla necessità di una diagnosi precoce per entrambi i sessi”. Perché “non c’è consapevolezza piena sulle conseguenze di alcune patologie anche molto comuni come il varicocele”.

Durante l’incontro – a Roma nella sede del dicastero – sono state affrontare le principali criticità e delineate le strategie di intervento, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, in relazione alla rilevanza che la salute riproduttiva riveste per le generazioni attuali e future.

Tra gli esperti presenti anche Ketty Vaccaro, presidente dell’Health Web Observatory e responsabile Salute e Welfare del Censis, che ha proposto di introdurre l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole. “Non si può lasciare alla libera iniziativa degli istituti scolasti una materia così importante – afferma – La scuola è un’occasione mancata perché sono tanti i ragazzi esposti a fonti assolutamente aspecifiche, come i propri coetanei, e hanno una conoscenza basata su stereotipi e non su contenuti tecnico-scientifici”.

(Fonte: Adnkronos)

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