Lo studio

Dopo la pandemia il 50% degli ipertesi
ha rischio cardiovascolare alto

di oggisalute | 3 marzo 2022 | pubblicato in Attualità
cuore

Il forte impatto della pandemia di Covid sui pazienti con malattie cardiovascolari ha creato una situazione delicata e richiede interventi urgenti e coordinati tra i vari attori del Servizio sanitario nazionale. E’ lo scenario emerso da ‘Save your Heart’, campagna di screening promossa dal Gruppo Servier in Italia, in collaborazione con la Società italiana di farmacia clinica (Sifac) e con il patrocinio della Società italiana dell’ipertensione arteriosa (Siia), della Società italiana per lo studio dell’aterosclerosi (Sisa) e Conacuore Onlus. I risultati dello studio, condotto tra maggio e luglio 2021, sono stati recentemente pubblicati sul ‘Giornale italiano di Health technology assessment and delivery’.

“Dallo screening, che ha coinvolto oltre 500 soggetti ipertesi – afferma Claudio Ferri, professore ordinario di Medicina interna dell’Università dell’Aquila e past president Siia – sono emersi dati piuttosto allarmanti: il 68%dei partecipanti non raggiunge valori pressori accettabili, il 59% dei partecipanti trattati per l’ipercolesterolemia non presenta valori di colesterolo Ldl a target, mentre coloro i quali avevano dichiarato di non essere ipercolesterolemici nel 72% dei casi presentano valori superiori a quelli indicati dalle linee guida per il colesterolo Ldl. D’altro canto, il 69% degli ipertesi diabetici non ha un buon controllo della propria glicemia e tra coloro che hanno dichiarato di non avere il diabete, pari a circa l’85% del campione, sono stati riscontrati valori di glicemia tipici degli stati prediabetici e diabetici nel 31% dei casi. Inoltre, un’ulteriore criticità viene dal fatto che quasi la metà dei partecipanti (49%) è risultata avere un rischio alto o molto alto di andare incontro ad un evento cardiovascolare fatale a 10 anni. Questi numeri ci confermano la necessità di individuare un nuovo approccio clinico per identificare e trattare in maniera efficace i soggetti ipertesi, al fine di evitare possibili conseguenze cardiovascolari a medio e lungo termine, quali ictus cerebrale e infarto del miocardio”.

Obiettivo dello studio osservazionale – condotto in 21 farmacie di comunità presenti in 15 regioni italiane – è stato indagare i fattori di rischio cardiovascolare non diagnosticati e/o non controllati in soggetti ipertesi in trattamento antipertensivo e intercettare i pazienti che sottovalutano o ignorano le possibili conseguenze a cui sono esposti. Lo screening ha coinvolto oltre 500 pazienti di età superiore o uguale a 50 anni, di entrambi i sessi, disponibili a effettuare in autoanalisi la misurazione di pressione arteriosa, profilo lipidico (colesterolo totale, colesterolo Hdl e colesterolo Ldl) e glicemia, nonché la compilazione di un questionario sull’aderenza alle terapie in corso.

“I risultati dello studio – spiega Maurizio Pace, segretario Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi) – restituiscono una fotografia preoccupante dello stato di salute dei pazienti ipertesi post-pandemia ed evidenziano la necessità di un approccio clinico che miri a identificare e a trattare efficacemente i pazienti cronici”. Già durante l’emergenza, ricorda, “il farmacista di comunità ha svolto un compito chiave, assicurando la continuità dei trattamenti ai pazienti cronici, ma anche attività in prima linea come la consegna a domicilio dei farmaci per i pazienti anziani, immunocompromessi o affetti da malattie cronico-degenerative. Oggi però il nostro ruolo deve evolvere ulteriormente. Al farmacista infatti verrà sempre più richiesto il proprio contributo, per lavorare in sinergia con altre figure professionali all’interno di un team di cura quali il medico di medicina generale e lo specialista, intercettando soggetti a rischio, conducendo un’educazione personalizzata e reindirizzando al medico curante situazioni particolarmente critiche”.

Il Rapporto Salutequità del ministero della Salute mostra la riduzione degli esami di laboratorio (67%) e delle visite ambulatoriali (13%) durante la prima ondata pandemica, scenario che si è verificato anche nel caso delle cure farmacologiche, con la tendenza dei pazienti a recarsi di meno presso le farmacie e con una inevitabile ricaduta sull’aderenza terapeutica. “Save Your Heart – si legge in una nota del Gruppo Servier – ha confermato questo stesso dato: infatti oltre il 40% dei pazienti è risultato solo parzialmente aderente, condizionando l’efficacia dei trattamenti stessi e causando un mancato controllo dei parametri pressori”.

“Sebbene le piattaforme tecnologiche a nostra disposizione ci abbiano permesso in molti casi di seguire e monitorare da remoto i pazienti ipertesi – commenta Damiano Parretti, responsabile Area cardiovascolare Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) – è stato comunque inevitabile riscontrare un minor controllo dei valori della pressione arteriosa e una non adeguata aderenza alla terapia. A 2 anni dall’inizio della pandemia risulta quindi ancora più importante riprendere i contatti in presenza e il controllo proattivo dei pazienti ipertesi e portatori di patologie croniche, monitorando la pressione e altri parametri quali peso corporeo e frequenza cardiaca, ma anche supportandoli nel percorso di cura attraverso la semplificazione posologica”.

Le malattie cardiovascolari rimangono la principale causa di morte a livello globale. I trattamenti farmacologici possono ridurre sostanzialmente morbilità e mortalità, ma l’efficacia di tali interventi è correlata a una corretta aderenza e alla continuità della terapia.

“Le Linee guida europee – afferma Marie-Georges Besse, direttore Medical Affairs del Gruppo Servier in Italia – raccomandano un approccio diagnostico-terapeutico che si adatti alle esigenze dei singoli pazienti, anche attraverso la semplificazione dello schema terapeutico ove possibile. Per questo motivo Servier conferma il suo impegno come partner del sistema salute nella presa in carico del paziente cronico, mettendo a disposizione trattamenti sempre più efficaci e tollerati, ma anche sempre più ‘comodi’, come le combinazioni a dosi fisse di farmaci e le polipillole con più principi attivi nella stessa compressa, il cui fine è proprio quello di semplificare l’assunzione della terapia, a favore di un aumento dell’aderenza e di un conseguente successo del trattamento”.

“Save Your Heart – conclude la nota – ha evidenziato la necessità di una nuova presa in carico del paziente che preveda il coinvolgimento di più attori quali medico specialista, medico di medicina generale e farmacista, e l’esigenza di implementare azioni preventive che possano aiutare il paziente stesso a mantenere un buono stato di salute durante tutto l’arco della vita, agendo efficacemente sui fattori di rischio cardiovascolare”.

(Fonte: Adnkronos)

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