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Coronavirus, test del sangue misura
la gravità con cellule spia

di oggisalute | 7 ottobre 2020 | pubblicato in Attualità
covid_olanda_afp

Un semplice test del sangue può indicare la gravità dell’infezione da nuovo coronavirus, misurando i livelli di alcune cellule ‘spia’ che circolano in misura maggiore quanto più grande è il danno provocato da Sars-CoV-2. I risultati preliminari di uno studio su 17 pazienti, condotto dall’ospedale Sacco-università Statale di Milano e dall’Istituto europeo di oncologia (Ieo) del capoluogo lombardo, suggeriscono infatti che le cellule endoteliali – quelle che compongono il rivestimento interno dei vasi – se danneggiate dal virus si sfaldano ed entrano nel sangue, diventando così un parametro dosabile. “Le cellule endoteliali circolanti (Cec) – ritengono gli autori – sono un potenziale nuovo marker della gravità di Covid-19”.

I dati sono stati presentati durante l’evento digitale ‘Real-Time Monitoring of Endothelial damage during Covid-19. Why is it needed?’, organizzato dalla Fondazione Internazionale Menarini. Covid-19 – ricorda una nota – si sta dimostrando sempre più capace di colpire molti bersagli nell’organismo, non soltanto l’apparato respiratorio. Sars-CoV-2 è infatti in grado di attaccare l’apparato cardiovascolare e di distruggere le cellule dell’endotelio, il tessuto che riveste l’interno dei vasi sanguigni, di quelli linfatici e del cuore, provocando così la comparsa di numerose complicanze della malattia.

I nuovi dati suggeriscono che Covid-19 sia “una patologia endoteliale ancor più che polmonare”, e individuano dunque nella valutazione dell’entità del danno alle Cec “un elemento per stimare la gravità della patologia più diretto delle cellule endoteliali progenitrici (Epc)”.

“Le Cec derivano infatti dall’endotelio stesso e riflettono perciò il danno diretto del tessuto, mentre le Epc provengono dal midollo osseo in risposta al danno vascolare dovuto al virus, per riformare vasi sanguigni e ricostituire un endotelio sano”. Ecco perché l’entità di Cec ‘rotte’ dal virus, che possono essere esse stesse causa di complicanze trombotiche, può essere “una spia della gravità delle lesioni vascolari, aiutando così a valutare meglio la prognosi dei pazienti e a indirizzare le scelte terapeutiche”.

“Le complicanze vascolari e trombotiche sono una delle cause più importati della mortalità da Covid, fino a ora difficilmente prevedibili – afferma Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco e co-presidente del convegno digitale – Un aspetto molto importante è il danno endoteliale, che rappresenta una vera sfida nel trattamento del Covid in stadio avanzato ed è uno dei più importanti ostacoli per ottenere una remissione della malattia”.

“Abbiamo notato come la quantità delle Cec sia legata alla gravità della malattia”, riferisce Agostino Riva, infettivologo del Sacco e coordinatore dello studio. In altre parole, “il danno endoteliale può essere potenzialmente un fattore prognostico negativo del Covid-19. La possibilità di misurare le cellule endoteliali circolanti grazie a un semplice test del sangue si candida dunque a diventare un bio-marcatore per la scelta delle terapie più appropriate e per ridurne le complicanze fatali. Tuttavia – tiene a precisare l’autore – il suo valore predittivo di gravità della malattia deve essere ancora pienamente chiarito e confermato. Il prossimo passo sarà studiare queste ipotesi, misurando queste cellule in tutte le fasi della malattia e durante la guarigione per capire come si correlano alla sua gravità e al successo della terapia in studi clinici più estesi”.

Peter Libby, della Divisione di Medicina cardiovascolare-Dipartimento di Medicina al Brigham and Women’s Hospital, Harvard Medical School di Boston (Usa), evidenzia che “Covid-19 è una malattia endoteliale”. E considerarla in questo modo porta a fornire “un quadro per una strategia di trattamento razionale in un momento in cui possediamo una base di prove davvero modesta per guidare i nostri tentativi terapeutici per affrontare la pandemia”.

“A marzo 2020 il nostro gruppo è stato il primo a mostrare come Covid-19 possa essere una malattia dell’endotelio – puntualizza Gaetano Santulli dell’Albert Einstein College of Medicine di New York (Usa) e dell’università Federico II di Napoli, co-presidente dell’evento digitale – Infatti Sars-Cov-2 necessita di specifici co-fattori per entrare nella cellula ospite (come Ace2, Tmprss2 e catepsina B/L) e le cellule endoteliali esprimono tutti questi fattori”.

“L’infiammazione sistemica dovuta alla tempesta citochinica da virus è un altro fondamentale elemento di danno cardiovascolare – aggiunge lo specialista – così come ipossemia e aritmie causate dallo squilibrio tra domanda e disponibilità di ossigeno. I danni alla microcircolazione, diretti o indiretti, possono indurre trombosi e coagulazione intravascolare disseminata. Oltre a fornire una solida spiegazione fisiopatologica delle manifestazioni sistemiche osservate nei pazienti affetti da Covid-19, gli effetti sull’endotelio possono guidarci nel disegno razionale di nuove strategie terapeutiche”.

“Con questo incredibile evento prosegue il cammino della Fondazione internazionale Menarini” per la “promozione della cultura e dell’educazione scientifica su Covid-19, già intrapreso con la creazione della prima biblioteca virtuale su questo argomento – dichiara Lorenzo Melani, presidente della Fondazione – Dopo questo convegno, Fondazione internazionale Menarini ha approfondito ulteriormente la tematica relativa agli aspetti diagnostici innovativi per la diagnosi del Covid-19 con l’evento digitale ‘In vitro diagnostics and Covid-19’, lunedì 5 ottobre”.

(Fonte: Adnkronos)

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