Storia

Scoperto il segreto della “mummia urlante”,
principessa morta di infarto

di oggisalute | 23 luglio 2020 | pubblicato in Attualità
Piramide_Cheope_Afp

La “mummia urlante” è di una principessa egiziana vissuta circa 3.500 anni fa e fu imbalsamata con la bocca spalancata e il corpo contorto per il dolore perché fu vittima di un infarto fulminante. Gli egittologi ritengono di aver finalmente risolto il mistero della mummia scoperta nel 1881 a Deir el-Bahari, vicino a Luxor, nella Valle dei Re. La soluzione del giallo, riferisce il quotidiano francese ‘Le Figaro’, è stata ipotizzata dal famoso archeologo Zahi Hawass, ex segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità d’Egitto, e Sahar Saleem, professore di radiologia all’Università del Cairo, mettendo così fine a dozzine di teorie, molte bizzarre, nate attorno a questo misterioso cadavere.

I due esperti hanno scansionato la mummia con sofisticate indagini diagnostiche, sottoponendola a raggi X e tac, e hanno scoperto anche la sua probabile identità. Hawass ritiene che si tratti di una principessa di nome Meret Amun, figlia del faraone Seqenenra Tao (re della XVII dinastia), asceso al trono tra il 1560 a.C. e il 1558 a.C. I ricercatori ricorreranno prossimamente al test del Dna per confermare la sua genealogia.

Hawass e Saleem sospettano che la principessa ebbe un infarto che la uccisa all’istante, come dimostrerebbe la postura con le gambe incrociate e piegate e la bocca aperta bloccata dal rigor mortis, che portò a un irrigidimento dei muscoli. Il team di specialisti ha scoperto che una grave aterosclerosi, malattia degenerativa delle arterie coronarie, sarebbe stata la causa dell’improvviso attacco di cuore della principessa. Hawass ha spiegato che il processo accurato di imbalsamazione degli antichi egizi prevedeva di preservare la postura del defunto al momento della morte. Per questo gli imbalsamatori non poterono nè raddrizzare né allungare il corpo.

Nonostante ciò, la principessa ricevette un buon trattamento durante la mummificazione. Gli imbalsamatori rimossero i suoi visceri e misero materiali costosi nelle cavità del suo corpo, come resina o spezie profumate, avvolgendo poi il cadavere in un lino bianco. Il suo cervello non fu rimosso: è ancora conservato, prosciugato, nel cranio della mummia. Questo è stato un indizio importante nel determinare a quale dinastia la donna potesse appartenere e nel favorire alcune tracce genealogiche rispetto ad altre.

La principessa Meret Amun giaceva nel complesso funebre di Deir el-Bahari accanto alla mummia di un uomo. Gli studi condotti nel 2012, utilizzando anche scansioni con la tac e il test del Dna, hanno dimostrato che era figlio del faraone Ramses III, di nome Pentawere. Coinvolto nell’omicidio di suo padre, morì suicida mediante impiccagione.

(Fonte: Adnkronos)

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