Esperti a confronto a Milano

Ipertensione, test genetici e marcatori spia per la diagnosi precoce

di oggisalute | 21 giugno 2017 | pubblicato in Attualità
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Europei sotto pressione. Nel Vecchio continente l’ipertensione arteriosa è la prima causa di morte e interessa un adulto su 3, con numeri destinati a crescere a causa dell’invecchiamento generale della popolazione. Un nemico più cattivo di fumo e inquinamento, che anche in Italia colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne con una tendenza all’aumento. Lo ricordano gli esperti riuniti al MiCo di Milano per il 27esimo Congresso della Società europea dell’ipertensione (Esh). Per provare ad arrestare questo killer silenzioso sono a disposizione farmaci efficaci e ben tollerati, assicurano gli specialisti, ma purtroppo circa il 50% dei pazienti sospende la cura dopo un anno dalla prescrizione. Con pesanti costi medici, sociali ed economici.

“L’ipertensione arteriosa è la causa prima di mortalità in tutto il mondo – sottolinea Enrico Agabiti Rosei, presidente dell’Esh – E’ il fattore di rischio più importante e come causa di eventi fatali e non fatali ha superato altri fattori di rischio, quali il fumo di tabacco e l’inquinamento atmosferico. Ma non di rado viene sottovalutata dai pazienti e talvolta anche dai medici. L’inizio del trattamento viene effettuato di solito quando ancora non sono presenti sintomi e questo è uno dei possibili motivi della scarsa aderenza alla terapia. Inoltre, molti pazienti ritengono erroneamente che una volta normalizzata la pressione si possa sospendere la cura”. Il risultato è che “in Europa si spendono ogni anno circa 200 miliardi di euro per il trattamento delle malattie cardiovascolari che in gran parte sono correlate all’ipertensione. E tutto questo sta avvenendo nonostante i grandi successi ottenuti grazie alla ricerca medico-scientifica”.

In Italia è possibile sapere quando vengono assunti farmaci antipertensivi perché il farmacista deve registrare il medicinale che fornisce al paziente dietro prescrizione medica. Ebbene, dai dati amministrativi della Regione Lombardia risulta che circa il 40% dei pazienti ipertesi dopo la diagnosi non ripete la prima somministrazione del farmaco. “Questo significa o che la diagnosi della malattia era errata oppure che la terapia non viene regolarmente assunta – spiega Giuseppe Mancia, presidente dell’Esh meeting di Milano – Questo fenomeno provoca anche un grande spreco di denaro e risorse per l’intera collettività. E’ stato calcolato che solo in Lombardia 2,5 milioni di euro l’anno potrebbero essere risparmiati. Inoltre, la mancata aderenza comporta un incremento dell’incidenza delle patologie cardiovascolari e quindi anche maggiori ospedalizzazioni e conseguenti costi”.

Durante il summit meneghino oltre 3 mila specialisti da 34 Paesi si confrontano su come migliorare l’aderenza alle cure contro la pressione alta. “La semplificazione della terapia con l’impiego di associazioni di farmaci in un’unica pillola è un’ottima soluzione – osserva per esempio Agabiti Rosei – L’ipertensione è un problema più frequente nella terza età e in Italia un paziente su 2 dopo i 65 anni è iperteso. Si tratta di malati che spesso hanno anche altre patologie e che quindi sono costretti ad assumere più compresse contemporaneamente. Un ulteriore aiuto può arrivare dalle nuove tecnologie, dai dispositivi elettronici e dalla telemedicina, che possono contribuire a incentivare i pazienti ad assumere regolarmente la terapia”.

“L’ipertensione arteriosa è un disturbo cardiovascolare fortemente eterogeneo e che può essere causato da diversi fattori – aggiunge Dame Anna Dominiczak, past president dell’Esh – Uno di questi è l’ereditarietà e infatti fino al 50% dei pazienti presenta almeno un parente con lo stesso problema. Sono allo studio test genetici e nuovi biomarcatori, per diagnosi sempre più precoci per la prevenzione della malattia attiva e per trattamenti più personalizzati. Stiamo elaborando nuove Linee guida che devono tenere conto sia della scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti sia della medicina cosiddetta di precisione”.

“L’Esh è da anni impegnata non solo nella promozione di progetti di ricerca – conclude Konstantinos Tsioufis, segretario della società scientifica – ma anche in iniziative rivolte alla popolazione e all’intera comunità medica. Stiamo organizzando programmi per dare una nuova forma alla gestione dell’ipertensione. Interventi sullo stile di vita nei pazienti, campagne educazionali sullo stato del rischio cardiovascolare sono gli strumenti di oggi e i medici dovrebbero essere aggiornati per poterli utilizzare e aprire la strada verso una globale riduzione dell’ipertensione”.

(Fonte: Adnkronos)

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