Intervento all'Ismett

Dalla Svezia a Palermo, bimba salva grazie
a nuova tecnica di chirurgia addominale

di oggisalute | 16 marzo 2017 | pubblicato in Attualità
ismett3

Si chiama Masha (nome di fantasia, ndr), ha otto anni, ed è arrivata a Palermo dalla Svezia, dove vive insieme alla sua famiglia, per essere sottoposta ad un delicato intervento di chirurgia addominale. La piccola era affetta da un cavernoma portale, una patologia che comporta una ostruzione di un tratto della vena porta e non permette il fluire del sangue dall’intestino al fegato, causando una ipertensione nel sistema portale che si complica frequentemente (come nel caso di Masha) di emorragia digestiva.

Per questo motivo, la bimba doveva subire una delicata operazione. A Palermo è arrivata lo scorso 13 febbraio per essere sottoposta presso l’Ismett ad un intervento di bypass con la tecnica MesoRex dal professor Jean de Ville de Goyet, responsabile della chirurgia addominale pediatrica e dei trapianti addominali pediatrici dell’Istituto. Il bypass Meso-Rex è una tecnica molto particolare utilizzata in pochissimi centri ed inventata nel 1992 proprio dal professore de Ville. È l’unica procedure che permette una vera cura fisiologica del problema del cavernoma portale.

L’intervento è un vero e proprio intervento di bypass al fegato che prevede l’unione di due vene e che normalmente avviene utilizzando la vena giugulare. Le caratteristiche anatomiche di Masha, però, non permettevano di utilizzare la vena giugulare ed è per questo che è stato indispensabile utilizzare materiale alternativo. Nel caso di Masha, è stata, infatti, utilizzato il residuo della vena ombelicale in una maniera innovativa, mai eseguita in precedenza, combinando la vena ombelicale ricanalizzata con una vena addominale per creare un bypass di calibro idoneo. Mai utilizzata in precedenza nel mondo: la nuova tecnica utilizzata da Masha ha permesso di realizzare il bypass MesoRex senza l’uso della vena giugulare e con un eccellente risultato. “L’utilizzo di questa nuova tecnica – sottolinea de Ville de Goyet –  apre nuove prospettive e soluzioni per tanti altri bambini. La vena ombelicale, quella stessa che permette al feto di crescere nell’utero per 9 mesi, può in questi casi essere rimessa “in servizio” e rendere una vita normale a bambini più grandi”.

La bambina adesso sta bene. Le sue condizioni cliniche sono ottime ed è già potuta tornare nella sua casa a pochi km da Stoccolma. “Desideravamo ringraziare – sottolineano i genitori della piccola Masha – tutto il personale medico, infermieristico e di supporto clinico per la gentilezza, la disponibilità e la professionalità che abbiamo riscontrato presso l’Istituto e che ci hanno accompagnato lungo tutto questo difficile percorso”.

Il professor de Ville de Goyet è un luminare della chirurgia pediatrica internazionale. Nel corso della sua carriera ha eseguito oltre 500 trapianti su bambini, ottenendo risultati che sfiorano il 100 per 100 nel caso dei 34 trapianti da vivente che ha realizzato in Italia. Ha completato la sua formazione medica fra Parigi e Bruxelles: in quest’ultima città ha iniziato negli anni 90 la sua carriera da chirurgo ed ha iniziato ad interessarsi al trapianto in età pediatrica e ha acquisito un expertise nelle tecniche di split e di donatore vivente che supera i 20 anni. Ha trascorso un periodo di 5 anni a Birmingham (UK) dove ha contribuito allo sviluppo di uno dei primi centri trapianti di fegato e di intestino pediatrico, dove si è interessato anche alla gestione delle insufficienze intestinali.

All’età di 48 anni, è rientrato a Bruxelles con la missione di organizzare il dipartimento di Chirurgia Addominale e dei trapianti e ha preso il ruolo di professore ordinario di chirurgia pediatrica. In Italia è arrivato a Roma nel 2007 dove ha guidato il Dipartimento di Chirurgia e Centro trapianti dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Nell’arco di 10 anni, ha creato un nuovo centro trapianto pediatrico, raggiungendo risultati eccezionali ottenuti soltanto da un ristretto gruppo internazionale di centri trapianti pediatrici, fra gli altri: una curva di sopravvivenza pari al 96% a 7 anni.

Lascia un commento

Protezione anti-spam *