I consigli degli specialisti Siaaic

È boom di allergie ai pollini:
colpiti oltre 6 milioni di italiani

di oggisalute | 14 maggio 2015 | pubblicato in Attualità
allergie

Esplode la stagione delle graminacee: questo caldo improvviso al termine della stagione delle piogge ha fatto in modo che l’impollinazione sia avvenuta in maniera ancora più evidente del solito. Eppure il diffondersi dei pollini di questi giorni, seppure in quantità più visibile del solito, rientra nel quadro standard di tutti gli anni: quando le temperature sono più basse e la stagione è piovosa, le persone affette da allergie rimangono in stato asintomatico. La concentrazione atmosferica alta di questi giorni ha provocato un’esplosione della sintomatologia: sei milioni sono le persone colpite in questi giorni dalle allergie ai pollini.

COME CURARSI – “Per la cura delle allergie alle graminacee – spiega Oliviero Rossi della SIAAIC, Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica – si consigliano i vaccini antiallergici in compresse o gocce sublinguali che vanno somministrate 3-4 mesi prima della fioritura. Questa cura è da proseguire fino all’arrivo della stagione dei pollini. In alternativa, per i ritardari, ci sono anche i nuovi farmaci per uso locale in spray, che comprendono antiinfiammatori e antistaminico per bloccare i sintomi: bastano una settimana o 10 giorni per avere un sollievo immediato”.

FUGA IN CAMPAGNA – “E’ imprevedibile il momento in cui arriverà la sintomatologia – aggiunge  Rossi – il periodo interessa il mese di maggio fino a metà giugno. Ad influire sono le condizioni climatiche e l’inquinamento. Al contrario di quanto si possa pensare, i pazienti allergici ai pollini stanno peggio in città che in campagna . Infatti l’inquinamento atmosferico ha un effetto di amplificazione, e la temperatura della città è più alta rispetto alla campagna. Ancora meglio puntare al mare, la cui brezza comporta una quantità di pollini ancora minore”.

WORLD LUPUS DAY – Si è celebrato ieri il World Lupus Day: come spiega Roberto Paganelli, Docente Università di Chieti e membro SIAAIC, ogni organizzazione di pazienti nel mondo (in Italia lupus-italy.org) ha promosso iniziative per aiutare sia l’assistenza ai pazienti, che la ricerca, oltre a sensibilizzare i decisori della salute sul Lupus eritematoso sistemico (LES). Esistono riferimenti europei (vedi http://www.worldlupusday.org/europe.htmlhttp://www.lupus-europe.org/activities/may-10-world-lupus-day/wld-2015/article/wld-2015-poster ) per questa data importante su una malattia non ancora ben riconosciuta sia come diagnosi che per le esenzioni in quanto rara (e che colpisce circa 1 paziente su 2000 persone in generale) 9 volte su 10 abbiamo pazienti che sono donne giovani, più frequenti nelle popolazioni africane e spesso non assistite efficacemente, e con i problemi connessi alla gravidanza. Di qui anche la connessione con la maternità e l’assistenza.

I referenti scientifici delle associazioni sono stati il professor P.P. Dall’Aglio, eminente membro della SIAAIC, e tra i fondatori dell’associazione, che ha promosso nel tempo la sensibilizzazione di molti altri immunologi clinici tra quelli come riferimento per i pazienti affetti da LES. La SIAAIC conta tra i suoi Soci alcuni di questi, e vuole contribuire alla conoscenza, alla ricerca e alla cura di questa grave malattia autoimmune sistemica.

Tra le manifestazioni di esordio della malattia è frequente l’interessamento della pelle soprattutto quella del volto che presenta un arrossamento della radice del naso che si estende alle guance disegnando un tipico aspetto a farfalla. In genere le zone di pelle più colpite sono quelle esposte al sole. I pazienti nelle prime fasi di malattia si rivolgono al proprio medico di fiducia riferendo a seguito di fotoesposizione la comparsa di arrossamenti della cute del volto, delle braccia e delle scollature associate a dolori articolari, muscolari ad una sensazione di facile stanchezza anche per sforzi di lieve entità e di febbre più o meno elevata. Il caposaldo della terapia del LES ancora oggi è rappresentato dal cortisone, che ha migliorato notevolmente la prognosi dei pazienti.

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