Progetto Bioqualia

Una mela al giorno…

di oggisalute | 22 maggio 2013 | pubblicato in Attualità,Nutrizione,Ricerca
Mele

Concluso il Progetto Bioqualia dal CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura), sulla qualità nutrizionale ed organolettica delle produzioni biologiche. Finanziato dal MiPAAF, il progetto ha preso in esame in particolar modo le mele di cui, con il Trentino Alto Adige siamo i primi produttori europei, per fornire nuove indicazioni sulla qualità delle produzioni biologiche.

Dall’indagine bibliografica sulle ricerche pubblicate su riviste scientifiche internazionali dal 2005 al 2011 e aventi per oggetto il confronto qualitativo tra prodotti biologici e convenzionali è emerso che la frutta biologica tende ad avere un maggior presenza di vitamina C e, nel caso dei frutti a bacca, un più elevato contenuto di composti fenolici rispetto alla convenzionale. Per quanto riguarda gli ortaggi, quelli biologici tendono a mostrare una concentrazione superiore di carotenoidi. Sul latte e derivati, è emerso che i prodotti ottenuti da animali allevati con il sistema biologico sembrano più ricchi in acidi grassi polinsaturi e acido linoleico coniugato, sostanze dalla rilevante azione preventiva verso numerose patologie,come ad esempio quelle cardiovascolari.

Sempre nell’ambito del progetto, il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg di Ora, in provincia di Bolzano, ha svolto uno studio sulle problematiche legate alla fertilizzazione nella produzione biologica di melo. Sono stati sperimentati differenti fertilizzanti presenti in commercio ed ammessi in agricoltura biologica, con l’intento di dare ai produttori locali indicazioni sulle quantità di fertilizzante da usare ed in quale periodo della stagione somministrarle.

I frutti ottenuti sono stati poi analizzati presso l’ex INRAN oggi CRA, sia con metodi chimici che sensoriali, per verificare se i tipi di fertilizzanti utilizzati e le diverse modalità di impiego avessero inciso sulle caratteristiche organolettiche delle mele. L’analisi dei dati con particolari metodologie statistiche ha permesso di evidenziare differenze nella presenza di composti dell’aroma, nella consistenza, nella dolcezza e nel contenuto di composti fenolici totali in relazione alla quantità di azoto somministrato e alle modalità di somministrazione.

Infine, l’Università di Palermo ha valutato le prestazioni energetico-ambientali della filiera produttiva delle mele biologiche coltivate in Trentino Alto Adige. E’ risultato che questa implica impatti energetici e ambientali ridotti del 5 per cento rispetto alla filiera convenzionale. In particolare, la ricerca ha mostrato che è la distribuzione la fase della filiera in cui si generano i consumi di energia e le emissioni di gas serra maggiori (60-70 per cento) e che quindi la realizzazione della filiera corta (prodotti a “km zero”) abbatterebbe di oltre il 96 per cento i consumi energetici e le emissioni di gas serra.

Commenti

  1. Mele Biologiche scrive:

    Sono assolutamente d’accordo con l’analisi riportata in questo articolo. Oltre agli indubbi vantaggi sull’ambiente (biodiversità e sostenibilità), è indiscutibile che l’utilizzo di coltivazioni che escludano prodotti di sintesi chimica siano più salutari e più buoni e più adatti al nostro organismo, che non è “pronto” a prodotti chimici che non conosce.

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