Lo studio

Coronavirus, si pensa a un’app per tracciare le persone a rischio

di oggisalute | 22 marzo 2020 | pubblicato in Attualità
Smartphone_Adn

Un nuovo studio mostra che il tracciamento digitale – attraverso una App sul telefonino – dei potenziali contagiati, contatti di pazienti infettati, è essenziale per fermare l’epidemia di coronavirus. “E suggerisce che ogni ritardo nella sua attuazione potrebbe costarci caro”, commenta sui social Fabio Sabatini, associato di Politica economica presso il Dipartimento di Economia della Sapienza Università di Roma, dove è direttore dello European PhD Programme in Socio-Economic and Statistical Studies, analizzando lo studio di un team di ricercatori guidato dall’italiano Luca Ferretti dell’University of Oxford, non ancora sottoposto a peer review e disponibile su MedRxiv. “L’App – spiega l’esperto all’AdnKronos Salute – sarebbe su base volontaria e consentirebbe di monitorare i sintomi, intervenire tempestivamente per isolare e curare i sospetti, ma anche tracciare tutti i contatti e curarli a domicilio”.

Lo studio di Ferretti e del suo team – finanziato dalla Li Ka Shing Foundation – ha analizzato un campione di coppie di pazienti cinesi per i quali è stata accertata la trasmissione del virus da un soggetto infetto a un altro sano, per stimare le caratteristiche e la dinamica del #Covid19. “Vediamo i risultati delle stime: il periodo di incubazione – afferma Sabatini – dura in media 5,5 giorni (mediana 5,2). Per trasmettersi dal soggetto infetto a quello sano, il virus impiega in media 5 giorni (anche la mediana è 5). La probabilità che l’infezione si trasmetta prima dello sviluppo dei sintomi è del 37%. Questo valore può essere interpretato come la percentuale delle trasmissioni pre-sintomatiche sul totale delle trasmissioni (pre e post-sintomatiche)”.

E ancora, “l’infettività della malattia varia in relazione al tempo trascorso dal momento dell’infezione. Secondo le stime degli autori, il contributo dei pre-sintomatici al tasso di riproduzione è 0,9. Molto alto. Tenete a mente – ricorda Sabatini – che se il tasso di riproduzione R è maggiore di 1 l’epidemia è destinata a espandersi. Con R minore di 1 è destinata a estinguersi. Il problema è che R non è costante: può diminuire in seguito alle misure di contrasto e aumentare quando queste si rilassano”.

Ma come si fa a portare R sotto la soglia critica che avvia il virus verso l’estinzione? “Per il momento – sottolinea il ricercatore – oltre al lockdown abbiamo due tipi di intervento, entrambi ‘non farmacologici’: isolamento dei pazienti con sintomi; tracciamento e isolamento degli individui con cui tali pazienti sono entrati in contatto”. Ma “se tali strategie sono perseguite con metodi ‘tradizionali’, i ritardi nell’isolamento e nel tracciamento sono inevitabili”.

“La ricostruzione della catena di contagio è laboriosa, dipende dai ricordi dei pazienti e implica un lavoro investigativo che richiede più giorni di quelli che impiega il virus a trasmettersi. Per questo – sintetizza Sabatini – non funziona. I risultati dello studio mostrano che la finestra di tempo utile per il tracciamento e l’isolamento è troppo breve. Ora: secondo gli autori il ritardo può essere facilmente ridotto a zero con l’uso di informazione in tempo reale, mediante l’installazione di una App sullo smartphone delle persone a rischio”. L’App consentirebbe di monitorare i sintomi e intervenire tempestivamente per testare e curare in isolamento i contagiati. Ma anche di ricostruire istantaneamente i contatti avuti dai contagiati negli ultimi giorni, per isolarli a loro volta prima che siano in grado, se contagiati anch’essi, di trasmettere l’infezione.

“E’ chiaro: l’installazione dell’App sui nostri smartphone interferirebbe con la nostra privacy, al pari di molte altre App che usiamo in continuazione. La tecnologia di tracciamento digitale dovrebbe essere usata solo per un tempo limitato, su base volontaria, per contrastare l’emergenza in corso e fornendo ai cittadini un’informazione chiara e trasparente sul trattamento dei dati. Comprendo e rispetto la preoccupazione per la privacy – sottolinea Sabatini – ma sono morte 3.000 persone in pochi giorni. Mi chiedo se la tutela della nostra privacy (cui in genere non dedichiamo particolare attenzione durante nostre attività online) non debba trovare un limite nella tutela della salute del nostro prossimo e della comunità in cui viviamo. Penso che siamo una democrazia abbastanza matura per affrontare in modo organizzato e coerente questo tema”.

(Fonte: Adnkronos)

Lascia un commento

Protezione anti-spam *