Francesco Garritano

Le diete ipocaloriche servono davvero a dimagrire? Dipende dal metabolismo

di francesco garritano | 6 novembre 2017 | pubblicato in
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Cosa ci consigliano quando vogliamo perdere peso? “Mangiare poco, ma tutto”. Ma perché poco? La nostra concezione di dieta è sbagliata, se pensiamo che per dimagrire o per mangiare bene si debba mangiare poco.

Nel mio libro “Il dimagrimento parte dalla testa”, mi sono soffermato sulla confusione generata dalle diete ipocaloriche, definite in qualsiasi modo, con qualsiasi nome, ma tutte con un unico fine: far perdere peso tramite il deperimento del soggetto. Sappiamo cosa succede al nostro organismo quando gli forniamo poca energia? La prima risposta, più immediata, è il rallentamento del metabolismo. Questo viene definito come la quantità di energia indispensabile per il corretto funzionamento dei nostri apparati, quindi, tutto l’energia che serve affinchè possa esserci equilibrio (definito omeostasi) nel nostro organismo.

Ciò che fanno, invece, le diete ipocaloriche è alterare l’equilibrio, fornendo poca energia al nostro corpo, per cui quel poco che arriva tramite il cibo deve essere conservata come riserva, da utilizzare in caso di emergenza. Ecco il motivo per il quale si dimagrisce velocemente con le diete da poche chilocalorie, perdendo acqua, grasso ma soprattutto muscoli, verificandosi deperimento e perdita del tono muscolare, per poi riprendere tutti i chili persi appena si ricomincia a mangiare come prima; la perdita di peso può essere anche correlata all’assenza di attività fisica: possiamo pretendere da un individuo che assume 1200 kcal al giorno di muoversi almeno un’ora al giorno? L’organismo non ce la fa proprio ad affrontare altre perdite energetiche, per cui solitamente queste diete non sono accompagnate dal movimento costante.

Ma è solo il metabolismo a risentirne quando scegliamo di fare una dieta ipocalorica? Purtroppo non è questa l’unica conseguenza; ragionando nell’ottica della medicina di segnale, l’assunzione di piccole quantità di cibo, magari anche non equilibrate in modo corretto, genera la caduta dei livelli di leptina, uno degli ormoni più importanti nella regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi, poiché questa viene secreta dal tessuto adiposo solo in presenza di adeguate quantità e qualità di cibo, giusto apporto di proteine e di attività fisica costante; se queste condizioni non coesistono, allora si avrà deficit di leptina ed inattivazione degli assi.

Gli assi inattivi sono quelli che regolano le nostre funzionalità fisiologiche: l’asse tiroideo, della fertilità, della crescita, della gestione dello stress, per cui si verifica un disastro nel nostro organismo. La tiroide rallentata, non è in grado di svolgere le sue funzioni, soprattutto, non è in grado di convertire l’energia che ingeriamo tramite il cibo in calore piuttosto che in ATP (molecola energetica che utilizza l’organismo durante i processi di sintesi), quindi, si tenderà ad immagazzinare e non a disperdere energia. Inoltre, l’asse indispensabile per la riproduzione, è anche inattivato, infatti, le donne che seguono regimi ipocalorici sono quelle più a rischio di infertilità, poiché spesso vanno in una condizione di amenorrea (assenza di più di 3 cicli o di ciclo per più di 6 mesi).

Fra le altre conseguenze possiamo citare anche l’osteoporosi e la perdita di massa muscolare, infatti, anche l’asse ipotalamo-ipofisi-ormone della crescita è inattivato, causando la ridotta crescita della massa muscolare e, quindi, la perdita del supporto per il nostro scheletro. Infine, una conseguenza importante è quella della ridotta risposta allo stress, poiché il surrene non svolge correttamente la sua attività, per questo motivo i soggetti che seguono una dieta ipocalorica sono sempre nervosi e facilmente irascibili.

Per risolvere tutte le problematiche appena elencate non bisogna iniziare a mangiare tanto ma male, bisogna mangiare adeguatamente all’età ed all’attività fisica che si pratica, comunicando, però, al nostro ipotalamo che il nostro corpo sta bene e che, quindi, può subire la perdita di massa grassa in eccesso. Per fare ciò basta iniziare dalla colazione, che deve essere il pasto principale per dare il segnale di abbondanza e di sazietà naturale al nostro cervello; deve essere costituita da carboidrati integrali, proteine e fibre, accostando questi tre nutrienti anche a pranzo ed a cena, che saranno rispettivamente intermedio e leggera. Accanto all’alimentazione non può mai mancare l’attività fisica costante: ogni giorno si dovrebbe stare in movimento almeno per 60 minuti, non accontentandoci delle passeggiate in centro quando si fa shopping o delle pulizie in casa, bisogna mettersi le scarpette da ginnastica e staccare la spina, solo in questo modo ne trarremo beneficio.

Dopo aver letto l’articolo vi sarà venuto il dubbio se il vostro metabolismo è rallentato o meno, in effetti, un modo per scoprirlo oltre ai dosaggi ormonali, è tramite alcune strumenti, quali il calorimetro indiretto e l’holter metabolico. Il calorimetro è in grado di misurare la spesa energetica mediante la misurazione del consumo di ossigeno e la produzione di anidride carbonica, si effettua respirando all’interno di un boccaglio in silicone per definire il proprio metabolismo basale; mentre, l’holter metabolico è uno strumento che si lega al braccio, come se fosse un bracciale, non ostacola lo svolgimento delle attività quotidiane e ci dà delle informazioni sul dispendio energetico totale, sul numero di passi o movimenti effettuati, sul dispendio energetico,sulla temperatura cutanea, sul sonno, sullo stress e sulla capacità di recupero.

Per individuare la causa delle disfunzioni ormonali di cui spesso si soffre, potrebbe essere utile sottoporsi a questo tipo di test; l’irregolarità mestruale, l’ipotiroidismo, il continuo ammalarsi, potrebbero derivare semplicemente dal rallentamento del metabolismo basale, che, quindi, ostacola la corretta attivazione degli assi ormonali.

Basta diete ipocaloriche, basta farci male. Cambiamo paradigma, vogliamoci bene pensando prima alla salute, poi all’estetica.

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Francesco Garritano, laureato dapprima in Chimica e tecnologia farmaceutica, poi in Scienze della nutrizione, è un biologo nutrizionista che esercita la sua professione in tutte le province calabresi, a Roma, a Milano, a Vicenza ed a Taranto. Ormai da tanti anni è entrato nel network dei medici di segnale, uniti dall’acronimo Gift, il quale indica i principi sui quali si basa una sana alimentazione preventiva e curativa: gradualità, individualità, flessibilità e tono muscolare.

 

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