Alimentazione

Dieta mediterranea alleata contro il dolore
e le malattie croniche

di oggisalute | 3 aprile 2017 | pubblicato in Attualità
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La dieta mediterranea  può essere un valido aiuto per i terapisti del dolore e per chi soffre di malattie croniche: i principali alimenti su cui si basa, infatti, contribuiscono positivamente non solo a combattere le principali patologie, ma anche a prevenirle. Se ne parla a Firenze in occasione del Congresso internazionale di anestesiologia Simpar-Isura, organizzato e presieduto da Massimo Allegri, ricercatore all’Università di Parma e specialista in anestesia rianimazione e terapia del dolore. Al Congresso, che si conclude domani, sono presenti 1.200 medici e ricercatori, metà italiani e metà provenienti dall’estero, per confrontarsi sulle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche e su tutte le tematiche relative allo studio e alla gestione del dolore cronico.

La dieta mediterranea – spiegano gli specialisti – offre un ottimo bilanciamento di proteine, lipidi e carboidrati. Avere un giusto rapporto di questi tre macroelementi tutti i giorni va ad aggiungere un fattore importante nel combattere l’infiammazione e il dolore stesso. “Questa dieta – spiega Manuela De Gregori, biologa nutrizionista della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia – può essere utilizzata sia per le terapie cronico oncologiche che per quelle benigne, ma anche per i pazienti che devono sottoporsi a un intervento chirurgico o per chi ha già subito un intervento. Gli sbagli alimentari dovuti alla mancanza di un’educazione alimentare influiscono tantissimo sulla gestione del dolore stesso”.

“La dieta mediterranea – aggiunge Maurizio Marchesini, anestesista e terapista del dolore all’Aou di Parma – ha la caratteristica di escludere o di ridurre alimenti con proprietà pro-infiammatorie. La tendenza attuale per chi non rispetta un piano nutrizionale programmato e attento è quello di incorrere in un accumulo di calorie e grassi, che hanno una correlazione con l’infiammazione e con lo sviluppo del dolore. Quindi il dolore nelle ginocchia non è causato solo dal sovrappeso, ma dalla quota di sostanze infiammatorie legata alla cattiva alimentazione, che danneggia le articolazioni stesse. Lo dimostra il fatto che persone in sovrappeso hanno dolori anche alle piccole articolazioni, come le mani, in cui il peso non ha nessun ruolo”.

Gli specialisti consigliano una dieta più variegata possibile, senza escludere determinati alimenti, ma cercando di abbinarli correttamente agli altri e soprattutto di cucinarli in modo corretto. “Sicuramente – spiega De Gregori – una dieta ricca di frutta e di verdura è antinfiammatoria, ma questo non significa che bisogna escludere tutti gli altri alimenti, come carne e pesce. Bisogna scegliere ponderatamente tutti gli alimenti presenti in natura, bilanciarli ogni giorno con tutto quello che viene acquisito dal paziente. Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità”.

Sconsigliati alimenti pro-infiammatori quali quelli con le farine raffinate, preferendo quelle integrali. Limitare il consumo di carni rosse conservate come salumi e insaccati. E’ bene ponderare anche l’utilizzo dello zucchero raffinato e del sale. Meglio sostituirli con le spezie che hanno anche proprietà antinfiammatorie.

Non avere la giusta attenzione a tavola – avvisano gli specialisti – può causare un peggioramento di una condizione geneticamente predeterminata di dolore cronico o peggiorare quelli che possono derivare da fattori esterni come un intervento chirurgico, una patologia neoplastica e/o benigna. Esiste un legame anche tra alimentazione e malattie psicologiche: bisogna quindi stare attenti a ciò che si mangia anche in caso di malattie neurodegenerative.

“Basti pensare che un paziente che ha un dolore – spiega Marchesini – è anche un paziente che è depresso. Anche in questo caso ridurre la quota di introito calorico, quella di zuccheri e di acidi grassi aiuta a limitare qualche degenerazione dell’età, sia in senso fisico che per lo sviluppo di malattie neuro-generative”.

In merito alle singole sostanze, uno studio dimostra come l’assunzione di un derivato della curcuma da parte di un paziente con osteoartrosi dia un risultato riconducibile all’assunzione di paracetamolo. Ne esiste uno anche sugli acidi grassi Omega3, con risultati analoghi. Risultati positivi anche per lo zenzero, frutta e verdure.

“Attenzione – allertano gli specialisti – però a non cadere nella medicina non convenzionale, nell’esoterismo, nella naturopatia a tutti i costi. La terapia medica non va sostituita con l’integrazione di un alimento. Questo può dare un miglioramento, più energie, meno insonnia, più benessere, ma non deve essere assolutamente l’unica via per risolvere il problema. Il fai da te in alcune patologie può essere più dannoso che altro”.

(Fonte: Adnkronos)

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