L'indagine

Effetti del Covid, ritardi nella
prevenzione contro la meningite

di oggisalute | 24 marzo 2021 | pubblicato in Attualità
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L’onda lunga della pandemia Covid-19 ha colpito seriamente la prevenzione contro la meningite meningococcica, malattia batterica che può uccidere in meno di 24 ore. E’ quanto emerge da un’indagine Ipsos condotta per conto di Gsk negli ultimi 12 mesi. Il sondaggio ha preso in considerazioni le opinioni di 4.962 genitori di bambini di età compresa tra 11-18 anni negli Stati Uniti e tra 0-4 anni nel Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Argentina, Brasile e Australia. Ebbene, dall’indagine emerge che i “genitori il cui figlio aveva un appuntamento per la vaccinazione contro la meningite programmato durante la pandemia da Covid-19, il 50% ha afferma che è stato ritardato o annullato a causa della situazione di contagio”. L’indagine è state presentata oggi in un webinar ‘La vaccinazione antimeningococcica nell’era Covid-19’.

Secondo il 63% degli intervistati le cancellazioni “sono state dovute alle norme restrittive che hanno imposto blocchi relativi agli spostamenti” ma nonostante questo il 77% ha dichiarato di “voler riprogrammare gli appuntamenti”. Questo perché per l’81% la vaccinazione contro la meningite “è considerata molto importante” e ben l’83% si è detto “convinto che il proprio figlio debba continuare a ricevere le vaccinazioni raccomandate anche durante la pandemia”.

I genitori italiani con appuntamenti per la meningite ritardati o cancellati “erano meno propensi a dire che la vaccinazione per la meningite del loro bambino era stata ritardata o cancellata a causa delle norme di chiusura: sul totale degli intervistati, il 63% dei genitori ha selezionato questa opzione tra tutte le risposte possibili, mentre in Italia solo il 54% l’ha scelta come motivazione”, evidenzia la ricerca.  I genitori italiani erano anche “meno propensi a citare la preoccupazione di contrarre il virus in luoghi pubblici” come motivo per ritardare o cancellare la vaccinazione: sul totale degli intervistati il 33% ha selezionato questa opzione, mentre per quanto riguarda i genitori italiani, lo ha fatto solo il 22%.

Gli esperti intervenuti nel webinar, tra cui anche pediatri e associazioni di pazienti, hanno ribadito come il sovrapporsi della pandemia Covid-19 ha messo in difficoltà i sistemi sanitari e anche i genitori. “La meningite meningococcica e Sars-CoV-2 condividono alcuni sintomi – ha sottolineato Francesca Ceddia, vice president, head global Medical Affairs, Gsk Vaccines – febbre, affaticamento, spossatezza, ma nel primo caso non abbiamo un test per capire cosa abbiamo di fronte per questo è importante fare presto se si sospetta una meningite: la progressione della malattia è molto veloce e si può arrivare a conseguenze severe, tra cui l’amputazione degli arti fino al decesso, che possono arrivare in alcuni casi entro le poche ore dai primi sintomi. La vaccinazione è quindi l’unica arma che abbiamo”.

“Nel passato i casi di meningite si verificavano durante il servizio militare o al college – ha ricordato Rino Rappuoli, chief scientist di Gsk Vaccines, nel suo intervento scientifico sulle particolarità dei vaccini anti-meningococco – E’ una infezione batterica che può esplodere velocemente e creare focolai dove le persone sono a stretto contatto. Questo rischio potenziale importante di riemersione di focolai batterici lo dobbiamo evitare e la cosa fondamentale è vaccinare più che possiamo, soprattutto i bambini e gli adolescenti che sono più esposti”.

Secondo il pediatra Michael Horn: “Per la meningite meningococcica abbiamo alcuni sintomi simili con Covid-19 e questo è un problema durante una pandemia, la febbre alta potrebbe indicare entrambe le malattie e l’unica possibilità è vedere il certificato vaccinale del bambino e capire se ha fatto il vaccino contro il meningococco. Mi è capitato pochi giorni fa – ha raccontato – una padre che aveva dei dubbi sulla vaccinazione anti-meningococco, mi ha detto ‘perché non è una malattia cosi diffusa’. Io gli ho risposto che così è come giocare d’azzardo con la morte, lo faresti? Ecco allora si è convinto a programmare la vaccinazione”.

Dal sondaggio è emerso che mentre la maggioranza dei genitori intervistati (86%) ha dichiarato che “avrebbe comunque portato a termine l’appuntamento per la vaccinazione anche se fosse stato programmato durante la pandemia”, c’è ancora una percentuale elevata (59%) che afferma di preoccuparsi di “un rischio maggiore per il proprio figlio di contrarre il virus”. Il 21% degli intervistati ha detto che “non riprogrammerà l’appuntamento per la vaccinazione contro la meningite del proprio figlio” e la maggior parte di questi genitori (11%) ha citato la preoccupazione di contrarre il virus negli spazi pubblici. Infine, la maggior parte dei genitori degli otto paesi (95%) ha anche sottolineato che “i propri figli riprenderanno alcune attività che implicano un contatto ravvicinato con gli altri una volta eliminate le restrizioni”, e il 76% ha dichiarato che “i figli socializzeranno con gruppi di amici o familiari faccia a faccia”. Le associazioni di pazienti e familiari che hanno partecipato al webinar hanno ribadito l’importanza dell’informazione sui rischi che si corrono per la meningite batterica e del ruolo indispensabile della vaccinazione nella prevenzione di una malattia che ha conseguenze devastanti dal punto di vista fisico e psicologico.

(Fonte: Adnkronos)

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