Farmaci

Il Covid spinge l’acquisto
di ansiolitici e vitamina C

di oggisalute | 30 luglio 2020 | pubblicato in Attualità
idrossiclorochina_afp

Più vitamina C, meno ‘pillola blu’, corsa alla scorta di idrossiclorochina acquistata di tasca propria in farmacia, aumento dell’uso di ansiolitici. Mentre in Italia il numero dei positivi a Covid-19 cresceva giornalmente nell’ordine di migliaia di casi, come si muovevano i consumi di farmaci sul territorio nazionale? A svelarlo è un rapporto presentato oggi dall’Agenzia italiana del farmaco Aifa e realizzato con Osmed, l’osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali. L’effetto Covid si è abbattuto non solo sugli ospedali ma anche sulle farmacie, dove alcuni prodotti in particolare hanno preso il volo.

“Le categorie o i principi attivi per cui le farmacie pubbliche o private si sono approvvigionate maggiormente in modo significativo, in vista di erogazioni dirette ai pazienti, sono state: idrossiclorochina, farmaci a base di acido ascorbico (vitamina C), ansiolitici per uso non parenterale e prodotti a base di vitamina D e analoghi, quest’ultimo tuttavia non significativo”, rilevano gli autori del report. Dall’altro lato, invece, “in corrispondenza del lockdown” si registra “una marcata riduzione negli acquisti di inibitori della fosfodiesterasi (sildenafil, tadalafil, e così via)”, farmaci come appunto la pillola blu, usati per la disfunzione erettile. “Tale contrazione è confermata anche nel mese di aprile ed è complessivamente una riduzione significativa se si confronta il periodo pre-Covid con il periodo post”.

Tanto che gli autori del rapporto si spingono a sottolineare: “Considerata l’indicazione principale delle molecole afferenti a questa categoria, ovvero la disfunzione erettile, tale riduzione potrebbe essere ricondotta ad una modifica nei comportamenti abituali con conseguente riduzione nel ricorso a questi farmaci in corrispondenza della quarantena”.

La pubblicazione del Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia Covid-19 “è stata elaborata in tempi record”, sottolinea il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini. Il documento analizza la tipologia e i consumi dei farmaci impiegati nei primi mesi del 2020 per trattare l’infezione da Covid-19, ma anche quelli utilizzati nelle strutture sanitarie pubbliche per fare fronte all’emergenza, con differenze evidenziate tra il periodo pre Covid-19, individuato nel trimestre dicembre 2019-febbraio 2020, e quello successivo, da marzo a maggio 2020.

Sebbene il ministero della Salute avesse specificato tramite il proprio sito l’assenza di evidenze a supporto di un impiego di vitamina C e D contro Covid-19, su entrambe sono circolate molte notizie, in particolare via social. “Probabilmente – si legge nel rapporto – spiegano l’incremento nell’approvvigionamento” di prodotti contenenti acido ascorbico “che raggiunge un picco proprio a marzo 2020”, e di prodotti a base di vitamina D “nel periodo febbraio-marzo”.

L’idrossiclorochina, pur essendo un farmaco in classe A, potrebbe essere erogato direttamente al paziente a proprio carico. E dal report emerge che “le farmacie si sono approvvigionate di una quota maggiore, con un picco ad aprile 2020 che ha fatto registrare, rispetto al mese di marzo 2020, un incremento in termini di confezioni di più del doppio rispetto alla media dei tre mesi pre Covid”. Di contro “le categorie e principi attivi per i quali le farmacie si sono approvvigionate meno sono: antiinfiammatori non steroidei e antipiretici”. Quanto al paracetamolo “in tutte le regioni italiane il valore più elevato di acquisto si rileva nel mese di marzo 2020 in corrispondenza del picco epidemico e dell’inizio del periodo di lockdown”.

Quanto agli “ansiolitici e ipnoinduttori benzodiazepinici per uso orale, rappresentano i prodotti per i quali le farmacie si sono approvvigionate maggiormente dopo i prodotti a base di acido ascorbico”, segnala il report. “Anche in questo caso, come prevedibile, approvvigionamenti maggiori si sono registrati nel mese di marzo 2020 (in corrispondenza del lockdown)”. Nel periodo analizzato si è passati da una media pre Covid di 23,22 confezioni al giorno per 10 mila abitanti a 24,11.

Il rapporto analizza in 3 sezioni l’andamento sui diversi canali di distribuzione dei farmaci: acquisti diretti, cioè medicinali direttamente acquistati e dispensati nelle strutture del Ssn; acquisti nelle farmacie territoriali pubbliche e private rimborsati dal Ssn tramite ricetta; quelli privati a carico dei cittadini, prevalentemente per i farmaci di classe C. Tra i farmaci impiegati per trattare pazienti affetti da Covid-19, idrossiclorochina e azitromicina fanno registrare i maggiori consumi nel periodo preso in esame. Mentre, tra i medicinali utilizzati in regime ospedaliero, incrementi significativi nei consumi si rilevano per gli iniettivi e l’ossigeno, di prevalente impiego nelle terapie intensive. È evidente anche, rilevano gli autori, il maggior consumo di anestetici generali, sedativi iniettivi e curari a partire dal mese di febbraio 2020.

“Per tutti questi farmaci sono stati fondamentali i numerosi interventi per calmierare distorsioni distributive ed evitare fenomeni di accaparramento, così da garantirne la disponibilità omogenea e continuativa su tutto il territorio nazionale”, fanno presente dall’Agenzia. Stabili i consumi per le categorie di farmaci impiegati per le malattie croniche. “Sarà importante – conclude Magrini – trattenere nella nostra memoria quello che è successo e possibilmente valutare in modo indipendente la capacità di reazione. Il dolore e i lutti di questi mesi saranno stati inutili se saremo disposti ad accettare le solite ricette”.

(Fonte: Adnkronos)

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