Terapie integrate

L’omeopatia supporta
e migliora le cure oncologiche

di oggisalute | 12 novembre 2018 | pubblicato in Attualità
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Terapie sempre più sofisticate, mirate e personalizzate, hanno fatto fare passi da gigante alla cura del cancro, con risultati straordinari in termini di sopravvivenza: tanti pazienti ai quali, qualche anno fa, venivano dati pochi mesi di vita oggi hanno una speranza di vita molto lunga, oltre che di guarigione. Ma a fronte dei progressi, i trattamenti anticancro, dalla chemioterapia alla radioterapia alle terapie biologiche ‘target’, sono spesso gravati da pesanti effetti collaterali. Per questo “è importante che i trattamenti non subiscano interruzioni nelle dosi e nei tempi. Da qui l’importanza del grande capitolo delle terapie integrate di supporto per gestire gli effetti collaterali, alleviandone i sintomi, permettendo così di non dilazionare o interrompere i trattamenti”, spiega Luca Imperatori, dirigente medico dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica presso l’Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord e responsabile dell’Unità operativa semplice Gestione integrata dei tumori della testa e del collo.

“L’oncologia integrata – sottolinea Imperatori – si chiama così proprio perché vuole integrarsi a un programma di cura in ambito oncologico, perché non possiamo pensare che l’omeopatia, e le altre terapie di supporto, siano in grado di curare un cancro. Possono invece affiancarsi, integrare e facilitare le cure, offrendo così un grande aiuto all’oncologo e al paziente. In particolare riguardo all’approccio omeopatico – evidenzia – l’oncologo ha la possibilità di evitare quelle possibili interazioni farmacologiche negative che molto spesso si verificano quando in concomitanza con un farmaco viene somministrata un’altra sostanza. L’omeopatia infatti agisce con altre modalità, perché vengono somministrate sostanze ultradiluite e dinamizzate, il che allontana il rischio delle interazioni negative quindi l’aumento della tossicità, uno dei problemi più importanti nei trattamenti anticancro”.

“Quotidianamente mi occupo di malati colpiti da tumori del distretto testa-collo, ovvero bocca, faringe, laringe e ipofaringe”, riferisce l’oncologo, precisando che si tratta di “pazienti particolarmente impegnativi che a volte devono essere sottoposti a interventi abbastanza demolitivi, altre a chemioterapia o radioterapia, altre ancora a programmi che associano entrambe. Cure dunque che permettono grandi risultati, ma apportano anche notevoli tossicità”.

Questi pazienti “devono sottoporsi per oltre un mese, tutti i giorni, a chemio e radioterapia, in modo alternato: all’inizio – illustra Imperatori – sopportano bene il programma di cura, ma nel corso dei giorni e fino alla conclusione del trattamento, intorno al 40esimo giorno, la bocca, così come le vie digestive, la faringe, l’esofago, la pelle risultano molto irritate, tanto che il paziente non riesce più a bere e a mangiare. Per questo – spiega – mettiamo in atto tutta una serie di programmi di supporto che risultano di grandissimo aiuto per questi malati. Con l’omeopatia si va a supportare questo grave quadro di tossicità, rappresentato ad esempio dalla stomatite attinica ovvero l’importante irritazione della mucosa orale”, o “dalla nausea persistente che a volte diventa disfagia, che impedisce al paziente di bere e di mangiare”.

E ancora: “In seguito a un intervento chirurgico si perde il riflesso della deglutizione, per cui un approccio omeopatico può collaborare, insieme al lavoro del logopedista, a facilitare il recupero della deglutizione. Anche per quanto riguarda l’irritazione della mucosa o del danno alla cute, oltre al programma di medicazioni quotidiane, l’omeopatia è efficace per favorire la riepitelizzazione cutanea”, prosegue l’oncologo citando alcuni medicinali omeopatici più utilizzati in questi casi: “il Radium Bromatum durante una chemioterapia per attenuare la mucosite attinica, grave irritazione che compromette la capacità di nutrirsi, così come Arsenicum album, Belladonna, Apis”.

Quanto ai risultati, Imperatori sottolinea come nella sua esperienza “l’approccio omeopatico, grazie anche alla condivisione di intenti che si instaura tra medico e malato, permette una migliore e più rapida normalizzazione del quadro: la tossicità si risolve più velocemente, e soprattutto c’è una gestione migliore delle cure, perché il malato trova corrispondenza tra le sostanze prescritte e i sintomi che sta accusando, ed è in grado di osservarli e più rapidamente riuscire ad attenuarli”.

In Italia dunque le terapie integrate in oncologia sono una realtà sempre più diffusa e accreditata anche da Centri oncologici pubblici, come il Policlinico Gemelli di Roma dove queste terapie di supporto hanno trovato ‘casa’ nel Centro integrato di senologia. Consulenze nutrizionali, fitoterapia, medicina naturale e omeopatia, lezioni di Qi-gong e meditazione, riflessologia plantare e agopuntura: sono le terapie di supporto di cui una paziente colpita da cancro mammario può beneficiare, per rendere meno faticoso il suo percorso di cura e ridurre sensibilmente gli effetti collaterali della chemioterapia e radioterapia.

“Nel nostro centro – riferisce Cristina Accetta, chirurgo senologo presso la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma – la paziente può ottenere tutte le risposte alle sue esigenze in un percorso che va dalla prevenzione primaria, ovvero attenzione agli stili di vita e all’alimentazione, a tutte quelle attività che favoriscono il suo benessere psicofisico. Il tutto grazie a un inquadramento olistico a 360 gradi. E alle donne che devono sottoporsi a cure oncologiche, con chirurgia, chemioterapia o, se necessario, radioterapia o ormonoterapia, è fondamentale dare risposta anche alle esigenze meno espresse, perché per noi è centrale innanzitutto la persona e non solo la malattia”.

Da qui terapie integrate quali omeopatia, agopuntura o fitoterapia, che supportano le cure tradizionali per migliorare la qualità della vita delle pazienti, “il tutto – aggiunge Accetta – all’interno di un servizio coperto totalmente dal Ssn e reso possibile grazie alla fondazione Komen Italia”.

“Ogni paziente, dunque – continua Accetta – riceve comunicazione dal chirurgo del percorso più adatto a lei ed è fondamentale sapere che ci sarà chi potrà guidarla con trattamenti personalizzati, perché non tutto è per tutti, e soprattutto non vanno cercate informazioni altrove, che possono risultare erronee e generare confusione o disinformazione”.

“In particolare per quanto riguarda l’omeopatia – evidenzia – le indicazioni sono il trattamento degli effetti collaterali dovuti a una radioterapia sulla mammella e gli effetti secondari dovuti all’insorgenza di una menopausa, che può essere un nuovo climaterio per chi è già in menopausa o una menopausa iatrogena, provocata dai trattamenti in donne giovani, con tutti quei disagi di cui non si parla ma che è fondamentale combattere per il benessere della donna, come vampate, disturbi del sonno, dolori articolare”. E ancora: “Per le pazienti che si sottopongono a una radioterapia, altri effetti collaterali frequenti relativamente invalidanti sono le radiodermiti che determinano rossori, bruciori, ispessimento della cute, sensazione fastidiosa di retrazione dei tessuti, ma anche l’impossibilità di portare avanti la radioterapia fino alla fine”. L’omeopatia, in tutti questi casi, alleviando gli effetti collaterali “permette alla paziente di affrontare con maggiore serenità il suo percorso oncologico”.

I risultati sono evidenti. “Le pazienti – racconta l’esperta – manifestano una maggiore aderenza ai trattamenti e un miglioramento degli effetti collaterali della chemio, mentre nelle pazienti sottoposte a radioterapia, in particolare quelle con una pelle particolarmente chiara, più soggette a radiodermiti, si è riusciti a evitare totalmente la comparsa dell’arrossamento e dell’edema cutaneo e della ghiandola mammaria. Risultati di cui siamo più che soddisfatti e, cosa più importane, lo sono le nostre pazienti”, conclude.

(Fonte: Adnkronos)

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