Se ne discute ad un congresso

Malattia di Crohn, flora batterica
e staminali le nuove frontiere

di oggisalute | 8 novembre 2018 | pubblicato in Attualità
Colite-e-Morbo-di-Crohn

Le terapie per le malattie infiammatorie croniche intestinali, ossia la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, sono sempre più innovative. In particolare, recentemente è stato registrato anche in Italia un farmaco anche per la malattia di Crohn che ha un nuovo target terapeutico, in quanto agisce più a monte del processo infiammatorio responsabile della malattia, garantendo un esito di remissione della patologia in due anni nel 75% dei casi.

“Ma la ricerca è in continuo divenire” afferma il Maurizio Vecchi, direttore di Unità operativa complessa al Policlinico di Milano e della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’apparato digerente dell’Università di Milano. “L’innovazione – prosegue il medico – è legata alla potenzialità della manipolazione della flora batterica, il cosiddetto microbiota (batteri presenti nell’intestino), e all’uso delle stem cell (cellule staminali), che permettono di riparare i tessuti che sono lesionati dall’infiammazione e dalle ulcere. Sono progetti ancora in fase sperimentale, ma alcune di queste cellule arriveranno in commercio tra non molto. In breve, ciò significa che stiamo passando dalle terapie biologiche alla manipolazione di cellule batteriche, flora batterica o cellule umane per riequilibrare lo stato infiammatorio”.

Se ne parlerà lunedì 12 e martedì 13 novembre presso l’Università di Milano al “Second Young Gastroenterologist’s Day & “Milestones And Breakthrough In Ibd” Meeting”. Verranno seguiti due percorsi: anzitutto, l’approccio generale della gastroenterologia, dall’impatto dello screening del carcinoma colo-rettale in Regione Lombardia all’approccio diagnostico e terapeutico della Nash, al peso delle patologie gastrointestinali nella sanità europea. Il secondo filone sarà focalizzato sulle malattie infiammatorie croniche intestinali e sulle manifestazioni extra-intestinali sistemiche e di altri apparati.

La percentuale di pazienti che vengono trattati con farmaci biologici si attesta tra il 10 e il 20 per cento del totale, una cifra inferiore a quella osservata in altri paesi europei forse perché in Italia si è un po’ restii a utilizzare farmaci più nuovi. I farmaci biologici riescono ad ottenere una buona risposta terapeutica in una percentuale variabile tra il 50 e il 70 per cento: numeri elevati se si considera che i pazienti trattati sono refrattari alle altre terapie.

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