Emorragia digestiva: mortalità più alta nel Sud

Malattie digestive: seconda causa
di ricovero in Italia con 900 mila casi

di oggisalute | 29 febbraio 2016 | pubblicato in Attualità
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Con oltre 878.000 ricoveri nel 2014 le malattie dell’apparato digerente rappresentano la seconda causa di ospedalizzazione in Italia e il 10% di tutti i motivi di ricovero: per presentare le più importanti novità di diagnostica e terapia sulle principali patologie digestive gli specialisti dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) hanno partecipato al convegno della Federazione Italiana delle Società delle Malattie Digestive (FISMAD), che si è svolto pochi giorni fa a Napoli.

In questa occasione è stato presentato un importante studio sulla diffusione dell’emorragia digestiva, la più grave delle emergenze gastroenterologiche, che risulta essere più frequente al sud Italia, con una mortalità addirittura doppia rispetto a quanto si registra al Centro.

Sottolinea Antonio Balzano, presidente dell’AIGO: “Ogni anno sono oltre 47.000 le persone che vengono ricoverate con emorragia digestiva: è quindi evidente quanto sia importante migliorare il livello e l’offerta di cure in questo ambito. Pertanto AIGO propone in tutte le regioni la creazione di reti regionali per le urgenze gastroenterologiche che consentirebbe a tutti i pazienti di essere curati da uno specialista in gastroenterologia, riducendo così la mortalità, e il potenziamento dell’offerta terapeutica in gastroenterologia, anche attraverso l’inserimento della disciplina tra quelle necessariamente presenti nei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) di primo e secondo livello”.

In occasione del convegno sono stati presentati anche due importanti nuovi studi sull’emorragia digestiva. La prima ricerca è focalizzata sulla diffusione di questa malattie in Italia e la seconda sull’abuso e l’uso improprio degli “antiacidi”, i cosiddetti inibitori di pompa protonica, farmaci che proteggono proprio dall’insorgere proprio dell’emorragia digestiva.

Lo studio evidenzia che questa patologia ha una mortalità doppia nel sud Italia rispetto al Centro e colpisce prevalentemente uomini al di sopra dei 65 anni. Inoltre, mostra che sono colpiti da questa malattia in maggioranza pazienti maschi (67,7% nel Nord, 66,1% nel Centro e 68,6% al Sud) e che la malattia colpisce in età mediamente più avanzata al Nord (69,5 anni) rispetto al Centro (68,7 anni) e al Sud (66,3 anni).

Il sud Italia, oltre ad essere l’area dove la malattia sorge prima, è anche quella dove si registra la mortalità più alta (8,1%). Nel Centro la mortalità è circa la metà (4,1%) e nel Nord è comunque inferiore (6,6%). Lo studio, iniziato nel settembre 2013, si è concluso alla fine del 2015 con il reclutamento di oltre 3000 pazienti in 50 centri di gastroenterologia in Italia. E’ stato sviluppato da AIGO in collaborazione con la SIED e la SIGE.

Il secondo aspetto dello studio riguarda gli antiacidi. In Italia un paziente su due utilizza farmaci contro il bruciore di stomaco (gli Inibitori di Pompa Protonica – PPI) senza averne bisogno: infatti a oltre 1.289.000 persone, pari al 46,5% dei pazienti, sono prescritti questi farmaci in maniera non appropriata, cioè senza che per loro siano la terapia più efficace.

Si tratta di un dato evidenziato dall’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri  con la Società Italiana di Farmacologia e la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale sulla base di statistiche dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Le tre società scientifiche hanno preparato un position paper che fissa alcuni principi e norme che supportino i medici nel prescrivere questi farmaci in caso di effettivo bisogno e in cui possano essere realmente efficaci.

Il numero di pazienti maggiorenni che sono in cura in Italia con farmaci contro i bruciori di stomaco è pari a 2.772.873 persone. Il loro consumo è in progressivo aumento: il numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente da 1000 abitanti è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, passando da 35,4 nel 2005 a 84,8 nel 2013. Il maggior numero di casi di uso inappropriato è stato rilevato al Sud (50,9%), seguito dal Nord (46,5%) e dal Centro (38,3%), e nelle classi di età più giovani (72,3% nella fascia di età inferiore o uguale a 45 anni, 57,7% tra 46 e 65 anni, 35,1% tra 66 e 75 anni, 27,6% nella fascia di età superiore a 75 anni).

Non si tratta esclusivamente di una questione medica ma anche di un problema di politica sanitaria: l’eccessivo consumo di questi farmaci comporta una notevole spesa per il Servizio Sanitario Nazionale, pari nel 2013 a 878.000.000 di euro. Si tratta di un importo elevato, superiore per esempio a quello sostenuto per i farmaci utilizzati per ridurre il colesterolo e trigliceridi (14,2 euro/procapite). Due di questi farmaci, il pantoprazolo e il lansoprazolo, sono le molecole con la più alta spesa pro capite (4,4 euro procapite per entrambi) e rappresentano, da soli, la maggiore incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata dei farmaci apparato gastrointestinale (27%). In particolare il pantoprazolo si colloca al terzo posto tra i primi 30 principi attivi in termini di spesa.

 

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