Estate: come evitare le scottature solari

di oggisalute | 1 agosto 2012 | pubblicato in Attualità
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“Contro le scottature la prima arma che abbiamo è il cosiddetto ‘conosci te stesso'” Dobbiamo cioè imparare a conoscere la nostra pelle per capire quali rischi corriamo sotto il sole”. Lo ha spiegato Giuseppe Monfrecola, ordinario di Dermatologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università di Napoli “Federico II”.

“Il rischio scottature è legato essenzialmente a due fattori: la genetica del soggetto e l’ambiente. La maggiore o minore resistenza nei confronti del sole è infatti geneticamente determinata per ciascun individuo”, ha detto l’esperto.

E non basta guardarsi allo specchio ed osservare colore dei capelli o degli occhi per predire il grado di resistenza. “Spesso si confonde il fenotipo (colore di pelle e capelli) con il fototipo – ha detto Monfrecola – e cioè il tipo di reazione che ha la pelle al sole. Per il fototipo, bisogna rispondere sostanzialmente a due interrogativi: quando stai al sole ti scotti facilmente e quanto? E ti abbronzi costantemente e quanto? C’è solo un fenotipo che coincide con il fototipo fotosensibile ed è rappresentato da persone rosse di capelli e con efelidi”.

Per cui da un lato bisogna scegliere la protezione solare in base alla propria genetica, dall’altro bisogna far riferimento all’ambiente, cioè alle condizioni in cui ci si andrà ad esporre al sole.

“Perchè una cosa è una passeggiata in riva al mare alle dieci di mattina – ha sottolineato l’esperto – altra cosa è un’intera giornata in barca. In ogni caso un buon solare deve ridurre e, se possibile, contrastare o riparare i danni provocati dagli ultravioletti”. Le scottature sono il frutto di esposizioni intense senza utilizzare prodotti solari capaci di fornire un’adeguata fotoprotezione. E l’errore più frequente che si commette è non usarli per avere una tintarella da “mordi e fuggi”.

“La pelle della maggior parte degli individui – ha spiegato Monfrecola – è naturalmente predisposta per proteggersi dal sole. Se, in aree temperate, vivessimo tutto l’anno svestiti svolgendo attività all’aperto, daremmo alla pelle la possibilita’ di prepararsi lentamente al sole in modo da arrivare ‘pronta’ ai mesi più caldi per poi dare alle cellule il tempo, in autunno e in inverno, di riparare i danni. Ma evidentemente non viviamo così. E allora, improvvisamente, ci svestiamo, andiamo al sole per alcune ore e iniziamo a ‘stressare’ la pelle. Magari il sole non è così intenso da farci pensare che possa provocare danni e così la protezione la lasciamo a casa. Una scottatura sembra il prezzo minore da pagare per abbronzarsi e così, di week end in week end, arriviamo alle vacanze dove per due settimane esponiamo il corpo al sole per intere giornate. E le cose non vanno meglio se arriviamo in spiaggia ‘pallidi’ e per due settimane ci mettiamo sotto il sole per l’intera giornata magari con un basso fattore protettivo per paura di non abbronzarci. Non diamo il tempo ai naturali fattori di fotoprotezione di mettere in atto tutte le strategie. Ecco perchè è fondamentale utilizzare una fotoprotezione artificiale, e cioè i filtri solari con i quali comunque ci si abbronza lo stesso”.
“I filtri solari – ha continuato – vengono impiegati anche per ridurre la possibilità di sviluppo di tumori cutanei indotti da alterazioni del DNA dovute sia a UVB che a UVA. Ma oggi si sa che gli ultravioletti provocano anche una diminuzione della risposta immunitaria. Scopo di un buon solare non è solo ‘proteggere’ ma ‘immunoproteggere’.

Cosa significa? ” “Gli UV – ha risposto Monfrecola – sono dei cancerogeni perfetti. Sappiamo tutti che i raggi UV attaccano le cellule della cute danneggiandone principalmente il DNA e le membrane. UVB e UVA agiscono in modo differente ma in sinergia su tutti gli strati della cute. Ricordiamo che gli UVB agiscono più superficialmente soprattutto a livello dell’epidermide, mentre gli UVA vanno più in profondità fino al derma. Le cellule danneggiate hanno la capacità di ripararsi oppure di autodistruggersi. Se riparazione o “suicidio” non si verificano, la loro corsa viene fermata dalla sorveglianza che il sistema immunitario esercita anche contro le cellule neoplastiche. Ma i raggi UV, da cancerogeni perfetti quali sono, non solo danneggiano le cellule, ma deprimono il sistema immunitario generando quella che viene chiamata fotoimmunosoppressione. L’immunosoppressione da UV consente alle cellule modificate di proseguire nella loro azione e di continuare a proliferare. Il prodotto solare ideale deve da una parte limitare la quantita’ di UV che impatta sulla cute e dall’altra aiutare il sistema immunitario opponendosi alla fotoimmunosoppressione”.

Una volta scelto il prodotto giusto – che comprende anche la scelta del ‘veicolo’ idoneo’ (crema poco grassa per chi ha l’acne, crema consistente per chi ha pelle secca, crema super-resistente per i bimbi che stanno in acqua e spray per gi uomini villosi – bisogna imparare a usarla bene. “Per beneficiare della fotoprotezione – ha detto Monfrecola – bisogna distribuire il prodotto fotoprotettivo in modo uniforme e non localizzato, e soprattutto riapplicarlo piu’ volte”.

Commenti

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